Cina rallenta, la crescita scende al 4,3% ma il mercato resta aperto
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Redazione Economia
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La Cina rallenta e nel secondo trimestre registra una crescita del Pil del 4,3%, il livello più basso dall’inizio della pandemia e un dato inferiore agli obiettivi fissati da Pechino. Il ritmo dell’economia cinese si è fermato sotto la previsione governativa compresa tra il 4,5% e il 5%, un evento che secondo le informazioni disponibili si verifica raramente. Il rallentamento ha riaperto il dibattito sulle prospettive del mercato cinese, ma il dato da solo non porta necessariamente a una scelta di uscita: il quadro presenta ancora elementi di forza, soprattutto nei settori legati alla domanda globale.
Negli ultimi anni il mercato interno cinese ha mostrato segnali di fragilità, anche a causa degli effetti di due principali shock che hanno colpito le famiglie nell’ultimo decennio e che continuano a influenzare la situazione economica. La debolezza dei consumi interni si inserisce in un contesto nel quale il governo cinese sta valutando nuove misure per sostenere la crescita, con l’obiettivo di rafforzare il Pil attraverso maggiore spesa pubblica e investimenti. Il rallentamento della Cina arriva quindi mentre Pechino cerca strumenti per sostenere un’economia che non sta crescendo ai ritmi attesi.
Il rallentamento della Cina e i dubbi sui dati economici
Il tema della crescita cinese è stato accompagnato anche dalle valutazioni dell’economista Gao Shanwen, ex chief economist di Sdic Securities, banca d’investimenti di Shenzhen al servizio dello Stato cinese. Gao è morto il 7 luglio all’età di 55 anni a causa di un linfoma diagnosticato all’inizio del 2025, poche settimane dopo essere stato messo sotto inchiesta e dopo essere stato silenziato dalle autorità. Nel dicembre del 2024, durante una conferenza negli Stati Uniti, aveva sostenuto che la crescita del Pil cinese negli ultimi due o tre anni fosse probabilmente stata inferiore alle cifre ufficiali, avvicinandosi secondo la sua valutazione al 2%.
Le considerazioni di Gao hanno alimentato ulteriori interrogativi sulla reale intensità della crescita della Cina e sul rapporto tra i dati ufficiali e l’andamento dell’economia. Il rallentamento registrato nel secondo trimestre arriva infatti in una fase in cui il Dragone deve affrontare una domanda interna ancora debole, mentre alcuni comparti continuano a mostrare maggiore dinamismo. La situazione evidenzia una differenza tra le difficoltà presenti nel mercato domestico e la capacità di alcuni settori industriali di mantenere una spinta legata agli scambi internazionali.
Export e tecnologia sostengono alcuni settori del Dragone
Nonostante la frenata complessiva, il settore manifatturiero cinese continua a correre grazie alla domanda globale di hardware per l’intelligenza artificiale e per le tecnologie verdi. A giugno le esportazioni sono aumentate del 27% su base annua, segnando il rialzo più forte dal 2021. Questo andamento mostra come alcune aree dell’economia cinese riescano ancora a beneficiare della domanda esterna, anche mentre il mercato interno resta sotto pressione.
Il rallentamento della Cina si inserisce inoltre in una giornata positiva per i mercati asiatici, sostenuti dal calo dei prezzi del petrolio e dalle speranze di una ripresa dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran dopo giorni di escalation militare. I mediatori stanno lavorando per favorire un nuovo cessate il fuoco tra le parti e sarebbe allo studio una tregua di dieci giorni. In questo contesto, la crescita cinese al 4,3% rappresenta un segnale di debolezza rispetto agli obiettivi di Pechino, ma il mercato mantiene l’attenzione anche sui comparti che continuano a registrare risultati positivi.




