Borse europee caute, l'incertezza sui dazi frena gli entusiasmi. A Milano svetta Enel col nuovo piano
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Redazione Economia
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L'onda lunga del sollievo, quella che venerdì aveva spinto i listini del Vecchio continente dopo la sentenza della Corte Suprema americana, sembra essersi infranta contro il muro della realpolitik commerciale di Donald Trump. L'ultima settimana di febbraio si apre all'insegna della prudenza per le piazze finanziarie europee, alle prese con un quadro di politica commerciale che, lungi dall'essersi chiarito, appare ancor più frammentario e complesso. Se la massima istanza giudiziaria statunitense ha infatti dichiarato illegittimo il ricorso all'International Emergency Economic Powers Act per l'imposizione di dazi generalizzati, l'amministrazione repubblicana ha già mostrato i muscoli annunciando nuove barriere, questa volta fondate sul Trade Act del 1974, un escamotage che consente di introdurre tariffe forfettarie del 15% per un periodo limitato di centocinquanta giorni -6-9.
Il sentiment degli investitori, di conseguenza, oscilla tra il cauto ottimismo generato da un freno giurisdizionale ai poteri presidenziali e la concreta percezione che la partita sui dazi sia tutt'altro che archiviata. Un'incertezza, questa, ben fotografata dall'andamento contrastato dei principali indici: Francoforte cede lo 0,50%, Parigi lo 0,20% e Londra lo 0,18%, mentre Milano, forte di un rialzo dello 0,23%, si distingue positivamente, trainata dal balzo del Titolo Enel -2. Oltreoceano, i futures sui listini newyorkesi viaggiano in territorio negativo, con cali di mezzo punto percentuale per l'S&P 500 e di sette decimi per il Nasdaq, a testimoniare come la prudenza non risparmi nemmeno Wall Street.
L'India congela i negoziati, l'incertezza si allarga ai rapporti bilaterali
A complicare ulteriormente il quadro, gettando benzina sul fuoco di un commercio internazionale già surriscaldato, è arrivata la mossa a sorpresa dell'India. New Delhi, che aveva da poco raggiunto un'intesa di massima con Washington per un accordo commerciale volto a scongiurare le tariffe più punitive, ha deciso di rinviare la missione di una propria delegazione negli Stati Uniti, destinata a mettere nero su bianco i dettagli dell'intesa -3. Una decisione, questa, che giunge all'indomani della sentenza della Corte Suprema e che riflette un atteggiamento di prudenza diffuso in molte cancellerie asiatiche. Il governo di Narendra Modi, che in cambio di un dazio agevolato al 18% aveva accettato impegni onerosi come lo stop all'import di petrolio russo, si trova ora a dover fare i conti con un quadro normativo statunitense in divenire, dove la base giuridica stessa degli accordi sottoscritti potrebbe essere rimessa in discussione -7-10. La sensazione, palpabile tra gli operatori, è che la sentenza di Washington possa offrire a molti paesi l'occasione per rinegoziare patti siglati in un contesto di pressione massima, rafforzando il proprio potere contrattuale. Tokyo, dal canto suo, studia attentamente le implicazioni della sentenza, ben consapevole che una retromarcia sugli accordi, che prevedono massicci investimenti giapponesi in Stati chiave come Ohio e Texas, potrebbe scatenare una reazione pesantissima da parte dell'amministrazione Trump, con possibili ritorsioni proprio sul vitale settore automobilistico -3.
Piazza Affari corre con Enel, il piano da 53 miliardi convince i mercati
In un panorama europeo segnato dalla debolezza e dall'attesa, la Borsa di Milano riesce a ritagliarsi un ruolo da protagonista grazie ai riflettori puntati su Enel. Il colosso energetico guidato da Flavio Cattaneo ha presentato oggi al Capital Markets Day di Milano il nuovo Piano Strategico 2026-2028, un programma ambizioso che prevede investimenti complessivi per circa 53 miliardi di euro, con un incremento di 10 miliardi rispetto al precedente piano -1-5. Una manovra finanziaria di ampio respiro che punta a consolidare la leadership del gruppo in un contesto di transizione energetica, concentrando le risorse su due pilastri fondamentali: il business integrato e le reti. Per le rinnovabili, in particolare, sono stanziati circa 20 miliardi di euro, finalizzati ad aggiungere 15 GW di nuova capacità e a portare il totale installato oltre la soglia degli 80 GW entro il 2028, con una netta prevalenza di eolico e sistemi di accumulo -1-8.
La reazione positiva del mercato, con il titolo che ha sovraperformato il listino, trova fondamento non solo nella mole degli investimenti, ma anche nella chiara visione strategica improntata alla stabilità e alla prevedibilità dei rendimenti. Oltre il 90% dell'Ebitda ordinario atteso nel triennio, si legge nelle note diffuse dal gruppo, proverrà da attività regolate o contrattualizzate, un elemento che offre una visibilità rassicurante in un contesto macroeconomico dominato dall'incertezza -5. L'utile netto per azione è previsto in crescita fino a 0,82 euro nel 2028, con un tasso di incremento annuo composto del 6%, stesso ritmo di crescita previsto per il dividendo. Un segnale di fiducia che il consiglio di amministrazione ha voluto rafforzare approvando una nuova tranche del programma di buy-back da un miliardo di euro, a ulteriore sostegno del valore per gli azionisti -5.
Tra new deal energetico e dazi, l'Europa osserva divisa
Mentre Milano celebra i propositi di crescita di uno dei suoi maggiori campioni nazionali, il resto d'Europa guarda con apprensione all'evolversi della situazione politica americana. La reazione di Trump alla sconfitta legale, culminata nell'annuncio di nuovi dazi generalizzati al 15%, ha riaperto ferite che si credevano in via di rimarginazione. La nuova tariffa, che entrerà in vigore dopo il 24 febbraio per un periodo limitato, lascia aperte numerose questioni, prima fra tutte quella relativa al destino degli accordi bilaterali siglati nei mesi precedenti -6. Paesi come il Regno Unito e l'Australia, che avevano negoziato dazi al 10%, si troverebbero paradossalmente penalizzati da questa nuova ondata protezionista, mentre per gran parte delle esportazioni dell'Unione Europea, già gravate da tariffe al 15%, la situazione rimarrebbe invariata sul piano puramente percentuale, ma non su quello della prevedibilità normativa -6. L'Europa, di fatto, osserva divisa: da un lato il cancelliere tedesco Friedrich Merz annuncia un confronto diretto con Trump, ma a testa alta e con una posizione coordinata dell'Unione; dall'altro, le singole piazze finanziarie reagiscono in ordine sparso a un contesto che mescola la volatilità politica statunitense con le proprie dinamiche interne, come dimostra il caso italiano di Enel, capace di catalizzare l'attenzione in una giornata altrimenti fiacca per i mercati del continente.




