Borse caute, lo stallo Usa-Iran frena gli entusiasmi. Milano regge sullo 0,35%
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La seduta del 27 aprile 2026 si è chiusa all’insegna della prudenza per i principali listini del Vecchio Continente, con Piazza Affari che ha saputo comunque mantenersi in territorio positivo seppur di misura. Milano ha archiviato gli scambi con un progresso dello 0,35%, un risultato che, letto in controluce rispetto alle attese di maggior slancio, testimonia la capacità di tenuta della piazza finanziaria italiana in un contesto macroeconomico reso instabile dalle persistenti tensioni in Medio Oriente. Gli operatori, infatti, mostrano i muscoli tesi nell’attesa dei prossimi movimenti delle banche centrali e – evenienza che sta rubando la scena in queste ore – degli sviluppi dei colloqui diplomatici tra Washington e Teheran.
Il braccio di ferro diplomatico che blocca i mercati
A raffreddare l’entusiasmo speculativo è stato, principalmente, il brusco stop ai negoziati previsti a Islamabad; lo stesso presidente americano Donald Trump, come riportato da fonti vicine alla Casa Bianca, ha deciso di annullare la trasferta dei propri inviati, ritenendo inadeguata l’offerta presentata dalla controparte iraniana. Secondo indiscrezioni raccolte dal sito Axios e riprese dalle agenzie, Teheran avrebbe cercato di mediare tramite il Pakistan una proposta articolata: la riapertura del cruciale Stretto di Hormuz in cambio di una de-escalation immediata, a patto però di rinviare a un momento successivo il confronto (quello ritenuto dagli americani più scottante) sul programma nucleare. Questa strategia negoziale, che cerca di scindere l’emergenza umanitaria ed economica dai dossier strategici, non ha trovato piena accoglienza nello Studio Ovale, lasciando così gli investitori in un limbo di incertezza che non favorisce la propensione al rischio.
Numeri e reazioni delle piazze europee
Lo stallo si riflette immediatamente sui grafici. Mentre Francoforte e Parigi hanno evidenziato flessioni marginali attestandosi rispettivamente sullo -0,2% e -0,1%, la Borsa di Milano ha beneficiato della ripresa del comparto energetico e bancario per arginare le vendite. Tra i protagonisti della giornata spicca il rally del petrolio: il Brent è schizzato a 109 dollari al barile con un incremento del 3,4%, un movimento che ha innescato acquisti sui titoli oil come Saipem (in netto rialzo), ma che ha al contempo ravvivato i timori inflattivi nell’area Euro. La sterlina, dal canto suo, ha subito le pressioni della debolezza dei conti pubblici britannici, mentre l’euro si mantiene stabile sul dollaro in un range ristretto. Come spesso accade in queste fasi, gli investitori istituzionali cercano riparo nei beni rifugio o, al contrario, scommettono su un rapido colpo di scena diplomatico per posizionarsi su azioni sottovalutate.
Uno sguardo ai conti e ai movimenti societari
Parallelamente alla geopolitica, la settimana è caratterizzata dall’attesa per le trimestrali delle grandi tech americane, i cui risultati rappresentano un termometro fondamentale per la salute della domanda globale. In Italia, nonostante l’andamento piatto dell’indice principale, si segnalano movimenti contrastanti nei vari settori: le vendite hanno colpito alcuni titoli industriali e del lusso, penalizzati dall’incertezza sulle forniture di materie prime, mentre il comparto creditizio ha beneficiato dello spread stabile (attestato a 79 punti base) e della prospettiva di tassi ancora elevati in attesa delle prossime mosse della Bce. Non si registrano, allo stato attuale, i picchi di volatilità che avevano caratterizzato le fasi più acute del conflitto, ma la cautela resta la parola d’ordine fino a quando non emergeranno segnali chiari di disgelo tra i due paesi.




