Un weekend di tragedie in montagna, il bilancio delle valanghe si fa pesante

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un susseguirsi di eventi tragici, che hanno colpito con forza diversa ma uguale destino alcune delle più note località alpine, ha segnato un fine settimana di lutto per il mondo della montagna invernale. Quattro vite sono state stroncate dalla furia improvvisa delle slavine, tra il Trentino e la Valtellina, in un arco di tempo brevissimo che ha messo in luce, ancora una volta, i pericoli insiti nell'ambiente montano anche per praticanti esperti. I soccorsi, attivati tempestivamente in ogni circostanza, hanno spesso dovuto constatare l'irreparabile, registrando un bilancio che appare ancor più severo se si considera la vicinanza geografica e temporale degli incidenti.

La doppia sciagura in Trentino

La catena di eventi fatali ha avuto il suo prologo a Bellamonte, dove una valanga ha investito un gruppo di quattro scialpinisti. Uno di loro, nonostante le immediate operazioni di recupero e il rapido trasporto in condizioni disperate all'ospedale Santa Chiara di Trento, non ce l'ha fatta, aggiungendo il suo nome a un elenco che sarebbe cresciuto di lì a poche ore. Nel pomeriggio, infatti, l'attenzione si è spostata sulle maestose pareti della Marmolada, regina indiscussa delle Dolomiti, dove un'altra slavina si è staccata nella zona di Punta Serauta. A esserne travolto è stato Alex Farronato, un uomo di quarantuno anni originario di Romano d'Ezzelino, residente a San Giacomo e noto come appassionato imbianchino e scialpinista. La valanga lo ha colpito mentre era in compagnia di altri tre sciatori, rimasti per sua fortuna illesi, ma nulla hanno potuto i compagni e, successivamente, i soccorritori per strapparlo a un destino già compiuto.

La valanga in Valtellina e il lutto nel Primiero

Contemporaneamente, in provincia di Sondrio, un'altra montagna ha reclamato il suo tributo di sangue. Sul versante del Meriggio, infatti, una valanga ha colpito un trio di sciatori durante l'ora di pranzo, con esiti drammatici. Sebastiano Erba e Alfio Muscetti hanno perso la vita sul colpo, mentre un terzo componente del gruppo è riuscito a salvarsi riportando ferite di varia entità che hanno necessitato il ricovero ospedaliero. La notizia ha gettato nello sgomento la valle, al punto da spingere gli organizzatori a sospendere immediatamente tutte le manifestazioni carnevalesche in segno di rispetto, un gesto di dolore collettivo che ha interrotto il frastuono delle feste. A chiudere questo cerchio di tragedia, giunge poi la notizia della morte di Ettore Turra, un giovane profondamente legato alle sue montagne nel Primiero, scomparso lungo il canale che scende dalla Forcella Ceremana verso il lago di Paneveggio, in località Forte Buso. Un incidente che ha spezzato, come raccontano i suoi conoscenti, un legame viscerale con quelle vette che gli avevano dato tanto nella vita.

Il lavoro delle autorità e il peso dei fatti

In ciascuno di questi casi, l'attività del Soccorso alpino e delle forze dell'ordine è stata intensa e capillare, con interventi coordinati in condizioni ambientali spesso difficili. Le inchieste per ricostruire la dinamica esatta degli eventi sono ora aperte, condotte dalle competenti procure, le quali dovranno accertare ogni aspetto, dalle condizioni della neve alle traiettorie percorse dagli escursionisti. Quel che emerge, al di là delle singole e dolorosissime storie personali, è la fotografia di un periodo in cui la montagna, nonostante le apparenze, può rivelare tutta la sua pericolosità. Gli appassionati, come dimostrano le vittime di questi giorni, sono spesso persone esperte e consapevoli, il che rende ogni perdita ancor più amara e ogni analisi successiva un monito silenzioso per chiunque scelga di avventurarsi tra quelle bellezze.

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