Domenica di paura in montagna, due valanghe in val di Fassa: un ferito grave sul Catinaccio
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Redazione Interno
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La quiete apparente delle Dolomiti, scenario di una bellezza che spesso si dimentica essere selvaggia e implacabile, è stata rotta nel pomeriggio di domenica 22 febbraio dal sordo boato di una valanga. È successo nel cuore del gruppo del Catinaccio, teatro di un doppio intervento dei soccorsi che ha tenuto con il fiato sospeso per l’intera giornata. Il secondo e più grave episodio si è verificato intorno alle quindici, nel tratto di sentiero che collega il Rifugio Vajolet al Rifugio Principe, un percorso molto frequentato dagli escursionisti invernali, specialmente da quelli con le ciaspole. Una coppia di trentenni, entrambi italiani, stava affrontando la camminata quando la massa nevosa si è staccata, travolgendo uno dei due, un uomo, e trascinandolo per alcuni metri a valle.
La dinamica, al vaglio dei tecnici del Soccorso alpino, ha messo in luce una criticità non da poco. L’escursionista travolto, secondo le prime ricostruzioni, non era dotato di ARTVA, l’apparecchio per la ricerca dei travolti in valanga, un dispositivo che in condizioni di pericolo marcato come quelle attuali sarebbe invece obbligatorio. La mancanza di questo strumento, come spesso accade in questi frangenti, ha complicato non poco le operazioni, costringendo i soccorritori a procedere con sondaggio e con l’ausilio delle unità cinofile, allungando i tempi di un recupero che in questi casi è sempre una corsa contro il tempo. Fortunatamente la compagna, rimasta miracolosamente illesa, ha avuto la prontezza di lanciare subito l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112, consentendo l’attivazione immediata della macchina dei soccorsi.
Una mobilitazione imponente per mettere in sicurezza il ferito
La Centrale unica di emergenza ha coordinato un intervento complesso che ha visto mobilitare una quindicina di operatori. Sul posto, reso impervio dalla massa di neve e dalla quota, si sono precipitati l’elisoccorso di Trentino Emergenza, i tecnici del Soccorso alpino e speleologico Trentino e il Nucleo elicotteri del permanente dei Vigili del fuoco di Trento. Un supporto fondamentale, per la ricerca e la bonifica dell’area, è arrivato anche dalle unità cinofile, non solo quelle del Soccorso alpino, ma anche dalla Polizia e dalla Guardia di finanza, a testimonianza di come la macchina del soccorso pubblico si sia stretta attorno all’accaduto. Dopo essere stato localizzato e disimprigionato dalla neve, l’escursionista è stato stabilizzato sul posto dal personale sanitario per poi essere elitrasportato d’urgenza all’ospedale più vicino. Le sue condizioni, al momento del ricovero, sono state riferite come gravi.
La mattinata di sangue non si era fermata al Catinaccio
Questa ennesima domenica di sangue sulle montagne trentine era purtroppo iniziata già con un altro allarme. In mattinata, una prima valanga si era staccata sul versante nord del Col Margherita, in val San Pellegrino. Anche in quel caso erano due scialpinisti i protagonisti del fuoripista, rimasti coinvolti dalla slavina. Per loro, però, la sorte è stata più benevola. Se uno è riuscito a mettersi in salvo autonomamente, l’altro è stato soccorso e trasportato all’ospedale di Cavalese con ferite giudicate lievi, principalmente a una gamba. Un bilancio, quello complessivo della giornata, che avrebbe potuto essere ben più pesante se non fosse stato per la tempestività delle chiamate e la prontezza dei soccorritori, ancora una volta chiamati a operare in condizioni di rischio elevato su un territorio che non perdona.




