La prima volta di Laura Pirovano in Val di Fassa: un centesimo per entrare nella storia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è chi aspetta una vita intera e chi, come Laura Pirovano, ha dovuto inseguire quel lampo di gloria per centoventicinque gare, per poi trovarselo lì, a un respiro di distanza, in quel nulla cosmico che separa un cronometro dall’altro. La trentina delle Fiamme Gialle, classe 1997, ha finalmente rotto gli indugi sulla neve di casa, sulla pista La VolatA del Passo San Pellegrino, quella stessa che per anni ha solcato da speranzosa pretendente e che oggi l’ha incoronata regina di una discesa libera tesissima, valida come recupero dell’appuntamento cancellato a Crans Montana. Un successo arrivato con il minimo scarto possibile, un solo centesimo di secondo, quel 0.01 che in passato l’aveva sempre punita e che stavolta, per una sorta di giustizia poetica, le ha invece regalato il primo podio e la prima vittoria in carriera, tutto nello stesso, identico, momento.

La sua discesa, contraddistinta dal pettorale numero otto, è stata un crescendo di precisione e arditezza: Pirovano ha costruito il suo vantaggio nel tratto centrale del tracciato, lungo circa 2,3 chilometri con un dislivello di ottocento metri, disegnando traiettorie perfette e curvando con un'aggressività che solo chi sente la neve come una seconda pelle può permettersi. Quando è scattata la seconda, la tedesca Emma Aicher, quella stessa Aicher che con i suoi 22 anni sta vivendo una stagione d’oro e che insegue Mikaela Shiffrin nella generale, ha spinto come una disperata, rosicchiando metro dopo metro quel ritardo che sembrava incolmabile. Ma il traguardo ha sorriso all’azzurra: 1'21"40 il suo tempo, contro l'1'21"41 della teutonica. Terza, a ventinove centesimi, la statunitense Breezy Johnson, la campionessa olimpica in carica, a testimoniare che per battere Pirovano, oggi, serviva la perfezione, e neanche quella è bastata.

L’ombra lunga della costanza e i fantasmi di Crans Montana

Se si osserva la classifica di specialità, la vittoria di Pirovano non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma piuttosto come il naturale compimento di una stagione vissuta sempre sul filo dei migliori. Quarta a Zauchensee, quinta in altre occasioni, e poi quei piazzamenti nelle top ten che si accumulavano senza mai tradursi in quel podio che sembrava un miraggio. Il paradosso, per chi la segue da anni, è che la sua sfortuna sembrava essersi cristallizzata in un unico, tragico fotogramma: il SuperG di Crans Montana di fine gennaio, quando, saldamente in testa a pochi metri dal traguardo, sbagliò l’ultima porta regalando la vittoria alle avversarie. Un errore che pesava come un macigno, che l'aveva fatta sorridere amaramente, e che oggi, in Val di Fassa, è stato infine esorcizzato. “Ero diventata un po’ una barzelletta – aveva scherzato recentemente – perché scio sempre molto bene, senza riuscire a salire su questo podio”. Oggi quella barzelletta ha un lieto fine, e i centesimi che l’avevano tradita tornano a giocarle a favore, regalandole l’abbraccio delle compagne e il boato del pubblico trentino.

La classifica si infiamma, Goggia resta indietro

L’effetto di questa vittoria, al di là dell’emozione personale, ha riverberi pesanti sulla Coppa del Mondo di discesa. Lindsey Vonn, nonostante il gravissimo infortunio rimediato alle Olimpiadi che l’ha costretta al ritiro anticipato, resta al comando con 400 punti, ma il vuoto lasciato dalla sua assenza sta per essere colmato. Emma Aicher, con i 386 punti, è ora a -14 dalla vetta, ma Laura Pirovano balza al terzo posto con 336 lunghezze, a sole 14 lunghezze dalla tedesca e a 64 dall’americana, con due discese ancora da disputare: quella di sabato, sempre in Val di Fassa, e la finale di Kvitfjell in Norvegia. La coppa di cristallo di specialità, insomma, è più aperta che mai, e l’azzurra si giocherà le sue carte su una pista che ormai conosce a memoria.

Discorso diametralmente opposto per Sofia Goggia, l’altra grande speranza italiana, che sulla VolatA non è andata oltre una deludente sedicesima posizione, chiusa a quasi un secondo dalla vincitrice. La bergamasca, reduce da una stagione complicata e da un bronzo olimpico che forse l’aveva appagata, ha sbagliato l’approccio al muro centrale, pagando a caro prezzo alcune incertezze di linea che l’hanno estromessa dalla lotta per il podio. Per lei, ora, l’obiettivo si sposta inevitabilmente sul superG di domenica, l’unica specialità veloce in cui può ancora dire la sua per la coppa di disciplina. Intanto, però, la festa è tutta per Laura, per quella ragazza di Spiazzo, paese di milleduecento anime in Val Rendena, che da bambina sognava il tennis e l’apnea e si è ritrovata, a ventotto anni, a scrivere il suo nome nell’albo d’oro della Coppa del Mondo.

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