Laura Pirovano concede il bis in Val di Fassa, ora è leader della Coppa del mondo di discesa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il copione, a dirla tutta, sembrava già scritto ventiquattr’ore prima, eppure la replica è riuscita forse persino più emozionante dell’originale, se non altro per la consapevolezza, maturata nel frattempo, di assistere alla definitiva esplosione di un talento a lungo atteso. Laura Pirovano, ventottenne trentina di Spiazzo, ha vinto anche la seconda discesa libera in programma sulla pista La Volata del Passo San Pellegrino, confermando quanto di buono fatto vedere venerdì e aggiungendo un’altra pagina memorabile alla storia dello sci alpino azzurro. Il verdetto del cronometro, anche in questa occasione, è stato di quelli che tolgono il fiato: un solo centesimo di secondo, per la precisione ventotto centimetri rilevati dalle attrezzature tecniche, a separare la sua prova da quella dell’austriaca Cornelia Huetter, seconda con il tempo di 1’20”92. A completare un podio comunque di altissimo livello, racchiuso in appena cinque centesimi, ci ha pensato la svizzera Corinne Suter, terza in 1’20”96 e autrice a sua volta di una discesa di grande spessore tecnico. Per l’Italia, oltre al trionfo di Pirovano, arriva un altro piazzamento di rilievo firmato da Nicol Delago, nona a un secondo e tre centesimi, mentre più attardata, almeno rispetto alle aspettative che il suo nome inevitabilmente porta con sé, è apparsa Sofia Goggia, undicesima a un secondo e cinque centesimi dalla compagna di squadra, in una giornata che l’ha vista comunque alla ricerca di sensazioni migliori rispetto al giorno precedente.

La legge del centesimo e la gestione della pressione

Se la vittoria di venerdì aveva il sapore della liberazione, quella di sabato assume i contorni della consacrazione, perché ripetersi, si sa, è spesso più difficile che sfondare. Pirovano, partita con il pettorale numero 8, ha costruito la sua performance con intelligenza e coraggio, infilando una serie di curve pulite e precise soprattutto nel settore centrale del tracciato, quello dove la pendenza e i cambi di ritmo potevano fare la differenza. La sua consapevolezza, come lei stessa ha raccontato a caldo, non era massima: la stanchezza emotiva per quanto vissuto nelle ore precedenti si faceva sentire, e la sensazione sullo sci non era quella perfetta del giorno prima. Eppure, quando è arrivata in fondo e ha visto quella luce verde accendersi, la realtà le ha regalato un’altra volta l’incredulità. “Quando ho visto di nuovo la luce verde per un centesimo ho pensato fosse uno scherzo”, ha confessato ai microfoni della Rai, lasciando trasparire tutta la meraviglia di chi per anni ha inseguito senza afferrare e ora, invece, si ritrova tra le mani un tesoro inaspettato. Il riferimento, neanche troppo velato, è a un passato costellato di piazzamenti prestigiosi – ben ventinove volte tra le prime dieci, undici delle quali nelle prime cinque – ma senza mai quel podio che certifica il salto di qualità. Un conto pareggiato, quello con la sorte, come se quei centesimi che per anni l’avevano vista soccombere avessero deciso, tutti insieme, di tornare a favore.

La nuova gerarchia in seno alla nazionale

La doppietta di Pirovano, al di là dell’impersonale dato statistico, ridisegna per un attimo le gerarchie all’interno di una squadra azzurra che, va detto, non smette di sfornare interpreti di livello per le discipline veloci. Accanto al suo exploit, va registrata la prova solida di Nicol Delago, capace di inserirsi nella top ten e di confermare, qualora ce ne fosse bisogno, la profondità del movimento italiano. Sofia Goggia, dal canto suo, ha parlato di una gara affrontata con un approccio diverso, più trattenuto e finalizzato a ritrovare fluidità e precisione dopo le difficoltà di venerdì, un cantiere aperto in vista del superG di domenica, specialità nella quale la bergamasca guida la classifica di Coppa e dove le attese di un nuovo acuto sono tutt’altro che sopite. Pirovano, invece, adesso può guardare a una classifica generale di specialità che la vede in testa con 436 punti, ventotto lunghezze più della tedesca Emma Aicher, scivolata oggi in dodicesima posizione, quando ormai manca una sola discesa al termine della stagione, quella delle finali di Lillehammer. Una prospettiva, questa, che fino a quarantotto ore fa apparteneva al regno dei sogni e che oggi, invece, è diventata un’equazione dal disegno piuttosto chiaro.

Il peso della maturità e del territorio

C’è poi un dato che va al di là della cronaca e che riguarda il rapporto speciale tra un’atleta e il suo territorio. Nata e cresciuta in Val Rendena, a Spiazzo, un paese di poco più di mille anime, Pirovano ha sempre trovato nelle montagne di casa non solo il palcoscenico dei suoi allenamenti, ma anche un rifugio emotivo nei momenti di difficoltà. La pista La Volata, per lei, non era semplicemente un tracciato di Coppa, ma un pezzo di paesaggio familiare, e questo elemento, in gare come queste, può fare la differenza nella testa di un’atleta. Gli anni di infortuni, come la rottura del crociato sinistro nel settembre del 2021, e le delusioni sportive, come l’uscita a due porte dal traguardo a Crans Montana quando era nettamente in vantaggio, hanno forgiato un carattere che oggi mostra tutta la sua resilienza. La sua storia, del resto, è costellata di passioni eclettiche – dall’apnea al windsurf, passando per il pianoforte e la pittura – che raccontano di una personalità capace di trovare equilibrio anche lontano dai tracciati di gara, e che forse proprio in questa completezza trova la chiave per reggere la pressione.

Verso il superG e le finali di stagione

Adesso, per Laura Pirovano, si apre uno scenario inedito e affascinante, quello di dover gestire un ruolo da protagonista assoluta nella lotta per un trofeo di cristallo. Domani, domenica 8 marzo, la Val di Fassa ospiterà un superG che potrebbe regalare ulteriori soddisfazioni all’Italia, con Sofia Goggia ovviamente in prima fila tra le favorite e con una Pirovano che, nonostante la stanchezza fisica e mentale, non vuole mancare l’appuntamento con una pista che le ha regalato emozioni così grandi. Per lei, che non aveva mai vinto una gara in Coppa del Mondo e che ora si ritrova con due trofei in bacheca e la leadership di disciplina, il finale di stagione assume i contorni di una sfida nella sfida. D’altronde, quando si è pareggiato un conto così a lungo in sospeso, viene quasi naturale pensare che il bello possa non essere ancora finito, anche se il pensiero di chi scrive, per dovere di cronaca, deve limitarsi a registrare i fatti e i tempi, lasciando che siano le piste a decidere il resto.

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