Cucci: “Italia, Adl-Conte come Berlusconi-Sacchi ma la storia dice che…”
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Redazione Sport
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La diagnosi del decano del giornalismo sportivo, Italo Cucci, non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. “Facile la risposta: sì. Una roba simile non era mai successa prima. E sono 60 anni che seguo la nazionale”. Il riferimento, chiaramente, è allo stato di salute del movimento italiano dopo l’ennesima débâcle, quella che ha segnato la mancata qualificazione alla prossima rassegna mondiale. Cucci, in un’intervista rilasciata a *Libero*, ha puntato il dito contro la gestione del sistema, riservando critiche feroci a chi lo amministra. Secondo la sua analisi, tutti hanno messo alla gogna il presidente della Federazione, Gravina, colpevole – a suo dire – di un errore madornale: essersi consegnato nelle mani della Lega, quell’entità che, spiega il giornalista, “fa il bello ma soprattutto il cattivo tempo”. Un giudizio, questo, che fotografa un rapporto di potere ormai sbilanciato dove la componente professionistica ha di fatto annichilito l’autorità della Federcalcio.
Il paragone storico e l’eredità di Sacchi
Nel tentativo di decifrare le dinamiche che legano un presidente "ingombrante" come Aurelio De Laurentiis a un tecnico carismatico quale Antonio Conte, Cucci ha attinto a piene mani dalla memoria storica. L’ha paragonata, questa coppia di fatto, a quella formata da Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi ai tempi del Milan. Un parallelismo suggestivo che, se da un lato evoca un’epoca d’oro del calcio italiano, dall’altro cela un monito preciso: "la storia dice che…". L’ellissi usata dal giornalista lascia intendere come, nonostante l’alchimia iniziale, questi sodalizi forti siano spesso destinati a logorarsi, divorati dalle rispettive ambizioni. In mezzo, in questo caso, si frappone la panchina della Nazionale, divenuta un’attrattiva quasi irresistibile per il tecnico salentino.
L’intrigo pugliese e i numeri della storia
A rendere il tutto più affascinante, c’è una componente geografica non trascurabile: l’intrigo nazionale, come è stato definito, passa quasi tutto dalla Puglia. È un dato curioso, se si pensa al contributo storico che questa regione ha fornito alla maglia azzurra. Basti pensare che sono stati solo 22 i calciatori nati "da Foggia in giù" ad aver vestito la maglia della Nazionale italiana, un numero irrisorio se paragonato ai 208 della Lombardia o ai 112 del Piemonte. Una cartina geografica, quella delle convocazioni, che sembra disegnare una sorta di "Autonomia differenziata" del pallone. Eppure, è proprio da questa terra, storicamente ai margini del potere calcistico nazionale, che potrebbe uscire la soluzione per rilanciare l’Italia: Antonio Conte, infatti, è il grande favorito per la successione, una candidatura che sembra aver raccolto consensi anche trasversali, superando persino le tradizionali divisioni tra tifoserie.
La lista dei possibili eredi in casa Napoli
Mentre il futuro di Conte si fa sempre più nebuloso, avvolto dalle voci di un possibile approdo in azzurro (quello della Nazionale), nel presente del Napoli qualcuno è già al lavoro per non farsi trovare impreparato. La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali ha infatti rimesso in bilico il futuro del "Comandante" tra l’azzurro partenopeo e quello della Nazionale. Per non restare a guardare, Aurelio De Laurentiis avrebbe già stilato una lista con i possibili candidati a sostituirlo sulla panchina del Maradona. Secondo le indiscrezioni raccolte dal *Corriere del Mezzogiorno* e riprese da altre testate, tra i profili spiccano nomi come quelli di Vincenzo Italiano, osservato speciale da tempo, Thiago Motta, già contattato in passato, e Fabio Grosso, reduce da ottime stagioni. Una lista eterogenea che testimonia la volontà del club di mantenere alta la competitività, a prescindere dalle scelte del tecnico leccese, nell’attesa di capire se sarà lui a scegliere la strada della Federazione o quella della conferma in Campania.




