Raid russo a Chernihiv, uccisi due operatori umanitari danesi
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Redazione Esteri
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Un attacco missilistico russo, che le autorità di Kiev hanno definito deliberato, ha colpito una missione di sminamento del Danish Refugee Council nella regione di Chernihiv, causando la morte di due operatori umanitari di nazionalità danese e il ferimento di altri tre colleghi ucraini. L’episodio, che risale a poche ore fa, si è consumato presso l’insediamento di Kyselivka, a pochi chilometri dal capoluogo regionale, in un’area relativamente distante – circa settanta chilometri – dal confine con la Russia. Il governatore Vyacheslav Chaus, confermando la dinamica e l’esito del bombardamento, ha denunciato senza mezzi termini la natura intenzionale dell’operazione, descritta come un preciso tentativo di interdire le attività della Ong scandinava.
Il dispositivo impiegato dalle forze di Mosca sarebbe stato un missile balistico Iskander, il cui lancio aveva innescato l’allarme aereo nella capitale ucraina prima di abbattersi sull’obiettivo. Fonti ucraine, smentendo le ricostruzioni del Cremlino – secondo cui l’offensiva avrebbe invece preso di mira una base di droni – hanno rimarcato come il bersaglio fosse in realtà un’organizzazione impegnata da un decennio, ossia dal 2014, in operazioni di bonifica e assistenza alla popolazione. Quella colpita, del resto, non è stata l’unica azione condotta nel giro di ventiquattr’ore.




