La partita geopolitica sulle terre rare, tra il progetto "Volta" di Trump e le esitazioni europee
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Redazione Esteri
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Mentre l'amministrazione Trump rilancia con decisione una strategia volta a erodere il dominio cinese sui minerali critici, l'Unione europea naviga in acque più incerte, bilanciando la necessità di diversificare le forniture con la cautela sui possibili contraccolpi economici. Il cosiddetto "Vault Project", un'iniziativa che mira a creare un'alleanza commerciale tra nazioni affini per garantire l'accesso a materiali come le terre rare, rappresenta il cardine dell'approccio statunitense, fondato su una logica di friend-shoring e sulla volontà di costruire catene di approvvigionamento alternative a Pechino.
Il club dei minerali critici e la resistenza cinese
La recente intesa, formalizzata in un memorandum tra Stati Uniti, Giappone e Unione europea, delinea i contorni di un club dei minerali strategici, il quale si propone di stabilire standard comuni e favorire il libero scambio tra i membri. Questo accordo, che dovrebbe essere seguito da piani d'azione operativi, nasce dalla pressante esigenza di mitigare una dipendenza ritenuta rischiosa, considerato che la Cina controlla una fetta stimata attorno al novanta per cento della raffinazione globale di questi elementi e possiede oltre il sessanta per cento delle riserve mondiali. La sua espansione in Africa e in altre regioni, del resto, ha consolidato una posizione di forza che Washington intende sfidare apertamente.
Le incognite e le divergenze nella risposta occidentale
Se da un lato gli Stati Uniti perseguono l'obiettivo di fissare prezzi minimi e di imporre dazi per contrastare quello che definiscono un monopolio, dall'altro, in Europa, si levano voci che mettono in guardia dal rischio di un aumento generalizzato dei prezzi per le industrie del continente. Alcuni analisti, come Mauro Mazziero, suggeriscono una partecipazione pragmatica all'accordo, pur mantenendo la libertà di uscirne in futuro, mentre altri osservatori, come Francesca Cerai dello Ispi, sottolineano come su determinati dossier esistano in realtà interessi convergenti con la Cina, il che complica la definizione di una posizione unitaria e risoluta.
Una competizione destinata a strutturarsi
La cooperazione trilaterale in materia di sicurezza economica, per quanto annunciata con tempistiche precise, deve dunque fare i conti con ritardi e perplessità che potrebbero indebolire la capacità negoziale collettiva. L'ambizione anticinese degli Stati Uniti, cristallizzata nel progetto Volta, si scontra così con una realtà geopolitica articolata, dove la ricerca di autonomia strategica non sempre coincide con gli immediati interessi commerciali dei singoli attori. La partita, che ha per posta nientemeno che le fondamenta materiali della transizione tecnologica e della difesa, si giocherà sulla capacità di tradurre gli accordi di principio in una supply chain realmente resiliente e competitiva.




