Il caso dei tedofori: ad Alessandria la torcia olimpica senza i suoi eroi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Mentre la Fiamma Olimpica attraversava le strade del capoluogo, un’assenza ha sollevato interrogativi, trasformando quella che avrebbe dovuto essere una festa dello sport in un momento di riflessione sulle scelte organizzative. I nomi di Maddalena Grassano, Valeria Straneo, Carmen Acunto, Roberto La Barbera, Paolo Milanoli, Gian Lorenzo Cellerino e Antonio De Sanctis, atleti che hanno legato il proprio nome alle Olimpiadi e al territorio, non figuravano infatti tra i sedici tedofori designati. Una scelta che, nonostante l’entusiasmo della manifestazione, ha inevitabilmente lasciato un vuoto, privando la città della possibilità di celebrare, attraverso i suoi campioni, una storia sportiva fatta di sacrificio e risultati.
Il business parallelo delle tute ufficiali
Parallelamente al percorso della torcia, si è sviluppato un fenomeno del tutto inatteso, che vede protagoniste le stesse tute dei tedofori. Quelle divise, simbolo di un ruolo onorifico, sono infatti comparse a pochi giorni dall’evento su piattaforme di vendita online come eBay, Vinted e Subito, presentate come rarità da collezione. I prezzi, oscillanti tra i 360 e gli oltre 1000 euro, rivelano un mercato parallelo e immediato, nato dall’eccesso di zelo di alcuni dei partecipanti selezionati dal comitato, i quali hanno deciso di monetizzare un bene che, in teoria, rappresenta un'esperienza personale e unica.
La voce di un campione: la proposta di Albarello
A gettare ulteriore luce sulle dinamiche di selezione è la testimonianza di Marco Albarello, campione olimpico di sci di fondo e oggi responsabile degli eventi sportivi per la Regione Val d’Aosta, il quale ha potuto portare la torcia mentre molti suoi colleghi di imprese passate sono rimasti esclusi. “Con una lista speciale dedicata a 40 campioni olimpici e 141 medagliati”, ha osservato Albarello, “si sarebbe potuta evitare la trafila dei non campioni per il format richiesto agli altri”. Le sue parole sottolineano una mancanza di sensibilità nel criterio adottato, che non ha saputo distinguere tra il contributo storico di un atleta e la partecipazione di un comune cittadino, per quanto legittima.
Un'occasione mancata e le sue conseguenze
L’episodio di Alessandria, unito al fiorente commercio dei gadget ufficiali, delinea quindi un quadro complesso, in cui la macchina organizzativa appare aver perso di vista alcuni valori fondanti. La scelta di non coinvolgere gli atleti locali, che pure avrebbero potuto donare autorevolezza e significato al passaggio del simbolo olimpico, ha finito per sminuire il potenziale emotivo dell’evento. Nel frattempo, la comparsa delle tute sul mercato dell’usato dimostra come anche un gesto carico di idealità possa essere rapidamente trasformato in una merce, svuotandolo del suo significato più profondo e collettivo.




