Golfo persico, il nuovo fronte della guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran si sposta sui cavi sottomarini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non più soltanto petroliere e portaerei, ma un intrico di fibre ottiche posate sui fondali: è lì, a profondità che le rendono vulnerabili come non mai, che si sta consumando la prossima, potenziale, escalation della lunga sfida tra l’amministrazione Trump e la Repubblica Islamica. Mentre lo Stretto di Hormuz rimane militarmente sotto scacco – con i Guardiani della Rivoluzione che nelle ultime quarantotto ore hanno abbordato e sequestrato due mercantili, gettando nel panico una delle rotte commerciali più battute del pianeta -2-4 – l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai pasdaran, ha gettato sul tavolo una carta che fa tremare i polsi dei mercati globali. Si parla, ormai chiaramente, di una "catastrofe digitale" imminente qualora i cavi sottomarini dovessero saltare.

Lo Stretto come collo di bottiglia digitale

Nell’immaginario comune, e in molte analisi geopolitiche superficiali, Hormuz è da decenni il tappo della bottiglia del petrolio mondiale. Tuttavia, come sottolineato dalla rubrica "Le Mappe Parlanti" di Laura Canali, lo scenario è radicalmente mutato. Oggi, sotto la superficie di quelle acque ristrette, non transitano solo superpetroliere e gas naturale: nello Stretto si concentra una fetta cruciale della dorsale internet mondiale. Poco meno del 15 per cento del traffico globale di dati, secondo alcuni studi accademici citati dagli analisti, attraversa quel breve corridoio marittimo. Un’evocazione, quella dell’agenzia Tasnim, che non sembra affatto teorica; si tratta di un avvertimento preciso lanciato agli Stati Uniti e ai loro alleati del Golfo, dove Emirati Arabi e Arabia Saudita hanno investito miliardi nell’intelligenza artificiale e nei data center. L’assunto iraniano è brutale: se per qualsiasi motivo – si legge nel comunicato, elencando disastri naturali, incidenti o "azioni deliberate" – diversi cavi venissero tranciati in contemporanea, la vita digitale degli sceiccati collasserebbe.

L’assedio marittimo e gli attacchi ai mercantili

Su questo sfondo di guerra asimmetrica, la cronaca delle ultime ore ci restituisce un quadro di stallo armato. Attorno allo Stretto, la tregua negoziata fatica a tenere. Dopo le due settimane di pausa, il presidente Trump ha scelto di estendere il cessate il fuoco, ma ha subordinato ogni ulteriore concessione all’avanzamento di una proposta chiara da parte di Teheran. Una condizione che la Repubblica Islamica ha respinto al mittente, subordinando a sua volta qualsiasi negoziato alla revoca totale del blocco navale imposto dalle marine americane. È in questo vuoto diplomatico che si inserisce la forza bruta delle Guardie della Rivoluzione. I pasdaran hanno colpito tre mercantili nelle acque dello Stretto, sequestrandone due – tra cui la Msc Francesca, che secondo fonti locali trasportava anche prodotti italiani -2-4 – con l’accusa di avere violato le norme di navigazione.

La fragilità dell'infrastruttura globale e i precedenti

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