La guerra dei rischi bancari e la tregua instabile tengono in scacco le Borse europee
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Redazione Economia
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Una seduta contrastante per i principali listini del Vecchio Continente, dove l’incertezza geopolitica – alimentata dalle tensioni in Medio Oriente nonostante le dichiarazioni concilianti di Donald Trump – ha frenato gli slanci rialzisti, fatta eccezione per Piazza Affari che, grazie al vorticoso risiko bancario in atto, ha chiuso in territorio positivo con un +0,6%.
Se Parigi, Francoforte e Madrid hanno ceduto terreno, condizionate dal nervosismo degli investitori di fronte a una cronaca internazionale ancora fluida, Milano ha invece trovato linfa nelle speculazioni finanziarie che stanno letteralmente facendo volare i titoli di alcuni istituti di credito, primo fra tutti il Monte dei Paschi di Siena.
L’offerta di Intesa e la controfferta di Banco Bpm accendono i riflettori su Mps
Il clima di "febbre da fusioni" – per usare una definizione cara agli osservatori di mercato – ha investito il comparto bancario italiano con una violenza inaudita, culminata nell’offerta pubblica di acquisto da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo proprio su Monte dei Paschi.
Questa mossa, che arriva a sorpresa solo ventiquattro ore dopo l’annuncio di una proposta di fusione da parte di Banco Bpm, ha trasformato la banca senese nel trofeo più ambito del panorama creditizio nazionale, scatenando una ridda di operazioni che gli analisti definiscono "senza precedenti" per la portata e la velocità.
E così, complice anche l’interesse manifestato da altri soggetti per l’istituto guidato (fino a poco tempo fa) da Luigi Lovaglio, il titolo Mps ha archiviato la giornata con un balzo del 13%, portandosi a quota 10,104 euro per azione e toccando nuovi massimi annuali, mentre Mediobanca – finita nel mirino dell’operazione – ha messo a segno un +12%.
Una performance, quest’ultima, che testimonia la ritrovata solidità percepita dal mercato, il quale sembra scommettere con grande convinzione sulla buona riuscita di un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri del sistema, nonostante il contesto esterno resti turbolento.
La fragilità mediorientale e il prezzo del petrolio tengono alta la tensione
A offuscare l’umore degli investitori europei, al di là delle Alpi, è stata però la cronaca dal Medio Oriente, dove il cessate il fuoco tra Israele e Iran è apparso fin da subito estremamente fragile.
Nonostante il premier Benjamin Netanyahu abbia assicurato una sospensione "per ora" degli attacchi, la promessa di una replica "con grande forza" in caso di nuove provocazioni da Teheran ha tenuto banco, così come le affermazioni del presidente americano – che ha ribadito la volontà di entrambe le parti di raggiungere una tregua – non sono bastate a placare del tutto i timori di una nuova escalation.
Parallelamente, gli Houthi hanno rinnovato l’intenzione di imporre un divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso, mentre l’Iran ha ribadito la propria posizione, accusando Washington di essere la principale responsabile dell’attuale escalation delle tensioni. Un quadro, questo, che ha inevitabilmente condizionato l’andamento del petrolio, il cui prezzo si è mosso in rialzo proprio a causa del perdurare dell’instabilità, vanificando in parte i benefici derivanti dai timidi segnali di distensione.
Milano rosa grazie alle banche, mentre l’Europa arranca
In questo scenario contraddittorio, la tenuta di Piazza Affari è apparsa quindi come un’eccezione – la "maglia rosa" del Vecchio Continente – dovuta esclusivamente alla voglia degli investitori di scommettere sul risiko bancario, più che a un miglioramento del sentiment generale.
Al contrario, la debolezza diffusa degli altri listini racconta di una realtà molto più cauta, dove l’aumento dei rendimenti dei Treasury americani (alimentato da dati sul lavoro a stelle e strisce più solidi del previsto) si è sommato alla paura di una recrudescenza del conflitto, frenando qualsiasi entusiasmo.
E mentre a Milano si guarda con crescente interesse all’esito del consiglio di amministrazione di Mps, chiamato a valutare le due proposte concorrenti, il resto d’Europa ha preferito l’atteggiamento attendista, chiudendo una seduta che, al di là dell’effervescenza italiana, ha confermato quanto l’orizzonte economico globale resti appannato dalle nubi della geopolitica e dall’incertezza sui costi dell’energia.




