Borsa, Milano chiude in rialzo dello 0,77%: il risiko bancario salva Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 28 aprile ha consegnato agli archivi di piazza Affari un finale in controtendenza rispetto all’incertezza che ha caratterizzato il resto del continente. L’indice Ftse Mib, archiviando la giornata con un progresso dello 0,77%, è riuscito a risalire oltre la soglia psicologica dei 48.000 punti (toccando quota 48.040). Un risultato che non nasconde, però, le profonde spaccature di un mercato europeo rimasto senza una direzione comune, appeso agli sviluppi – o meglio, allo stallo – delle dinamiche geopolitiche internazionali. La frenata delle contrattazioni asiatiche, con il Nikkei di Tokyo lasciato sul terreno un passivo dell’1,02%, ha già dato il tono a una giornata di forti contrasti, dove la cautela dettata dal rincaro delle materie prime si scontra con la voglia di rischio degli investitori sui singoli titoli azionari.

Il peso del petrolio e lo stallo Usa-Iran

A tenere banco sui listini, e a influenzare gli umori anche in Europa, è il prezzo del greggio che non accenna a mollare la presa. Il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran, con la conseguente impasse sul fronte della riapertura del traffico nello Stretto di Hormuz, continua a spingere verso l’alto i prezzi dei futures. Il Brent, in questa seduta, ha toccato i 104,3 dollari al barile, un livello che riaccende i timori inflattivi e che di solito frena gli slanci degli indici azionari. Eppure, in questo caso, la corsa del petrolio ha avuto un duplice effetto: se da un lato ha frenato i listini concorrenti, dall’altro ha fornito una solida sponda a Piazza Affari, dove i titoli petroliferi, come Eni e Saipem, hanno registrato performance decisamente positive, sfruttando l’effetto leva del caro-energia.

Milano sorride, l’Europa arranca

Mentre Parigi e Francoforte mostravano evidenti segni di cedimento, incapaci di assorbire le preoccupazioni legate alla tenuta del settore dell’intelligenza artificiale (dove emergono i primi dubbi sulla sostenibilità degli investimenti massicci in data center da parte dei colossi del settore), Milano ha giocato la sua partita in solitaria. La volatilità è stata altissima, con continui scambi di direzione, ma alla fine il campanile ha prevalso. A fare la differenza, come spesso accade, è stato il comparto creditizio. Il cosiddetto "risiko bancario" ha ridato ossigeno agli acquisti, con Bper e Unicredit che hanno messo a segno un balzo del 2,1%, seguite a ruota da Intesa Sanpaolo a +1,9%. Questa performance, sostenuta da manovre finanziarie e aggregazioni che tengono banco tra gli addetti ai lavori, ha controbilanciato i forti arretramenti registrati altrove.

Le sofferenze nel dettaglio e la forza delle banche

Non è stata una passeggiata per tutti, chiaramente. A stentare maggiormente sono stati quei titoli più esposti alle incertezze macroeconomiche o a specifici profit warning. Diasorin ha subito una pesante correzione, lasciando sul terreno il 3,1% dei suoi valore, mentre Fincantieri e Moncler hanno chiuso con il segno meno, rispettivamente a -2,9% e -2,5%. Questa forbice così ampia tra i migliori e i peggiori racconta bene il sentiment del momento: un mercato che premia chi ha le spalle coperte da operazioni straordinarie (come le banche) e chi può beneficiare direttamente dei rincari energetici. Il tutto mentre la Banca centrale giapponese (BoJ) mantiene i tassi invariati, in un contesto globale di attesa per le prossime decisioni delle principali banche mondiali, che lascia intravedere una settimana cruciale per il destino della liquidità sui mercati.

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