Bce, caro petrolio e inflazione alimentano le attese per un nuovo rialzo dei tassi giovedì a Berlino

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I nuovi rincari delle materie prime energetiche, petrolio e carburanti in prima fila, e la recente revisione al rialzo delle stime di crescita per l’area dell’euro, convergono nel rendere sempre più solida l'ipotesi di un intervento restrittivo da parte della Banca centrale europea, che giovedì, in trasferta a Berlino, annuncerà le proprie decisioni di politica monetaria al termine della riunione del consiglio direttivo.

Lo stesso giorno l'istituzione, con sede a Francoforte, diffonderà anche le proiezioni macroeconomiche aggiornate, un appuntamento sempre cruciale per orientare le aspettative degli operatori sui prossimi passi dell'Eurotower.

Il quadro economico e l'anticipazione dei mercati

Il combinato disposto tra un costo dell'energia in risalita e un quadro congiunturale che non accenna a mostrare segni di cedimento spinge quindi gli analisti a scommettere su un ennesimo giro di vite. Le attese sono ormai allineate su un incremento di 25 punti base del tasso sui depositi, che verrebbe così portato al 2,5%, allontanando ulteriormente lo scenario di un allentamento della presa monetaria.

A rafforzare questa convinzione contribuisce anche la posizione espressa di recente dal numero uno della Federal Reserve, Kevin Warsh, il quale, nel corso del simposio di Jackson Hole, ha lasciato intendere di essere favorevole a un intervento, considerando che l'inflazione si mantiene su livelli troppo elevati da troppo tempo, in un contesto caratterizzato da piena occupazione e da condizioni finanziarie che, a suo avviso, non risultano essere particolarmente restrittive.

Il rischio inflazione e gli effetti sui salari

A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle preoccupazioni per i prezzi ci ha pensato la rinnovata escalation delle tensioni con l'Iran, un fattore geopolitico che, come sottolineato da Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, ha incrementato i rischi al rialzo per l'inflazione, mettendo in allarme soprattutto per i possibili effetti di secondo impatto che potrebbero scaricarsi sulle dinamiche salariali.

L'eventualità di una spirale prezzi-salari è da sempre il principale incubo per chi siede nei board delle banche centrali, e proprio questo spettro sembra aver riacutizzato la prudenza dei policymaker europei, orientandoli verso un ulteriore irrigidimento della politica monetaria.

Lo scenario dopo il rialzo e le incertezze sul futuro

Se la decisione di giovedì appare praticamente scontata – nessun dubbio da parte degli analisti e dei mercati, che ormai danno per certo l'aumento del quarto di punto –, molto più nebbioso è invece l'orizzonte che si apre per i mesi a venire. Le previsioni degli istituti di credito e dei centri studi si dividono nettamente: c'è chi ipotizza una stabilizzazione del tasso al 2,5% fino alla fine del 2027, mentre altri non escludono la possibilità di assistere a due ulteriori rialzi entro la metà del prossimo anno, se le pressioni inflazionistiche dovessero rivelarsi più persistenti del previsto.

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