Bce, giovedì stop ai tagli dei tassi: cosa cambia per te
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Redazione Economia
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La Banca Centrale Europea, che da oltre un anno ha avviato una politica di riduzione del costo del denaro, sembra pronta a una pausa. Giovedì 24 luglio, il Consiglio direttivo – riunito a Francoforte – dovrebbe mantenere invariati i tassi d’interesse, interrompendo una serie di otto tagli consecutivi che hanno portato il tasso sui depositi al 2,00% e quello sulle operazioni di rifinanziamento al 2,15%. Una decisione attesa, ma non per questo meno significativa, perché riflette un contesto economico ancora incerto, dove la disinflazione procede a rilento e la crescita nell’area euro resta debole.
I motivi di questa scelta, che rimanda ogni ulteriore intervento a dopo l’estate, sono legati soprattutto ai dati macroeconomici. La Bce, come ribadito più volte dalla presidente Christine Lagarde, adotta un approccio “guidato dai numeri”, e quelli degli ultimi mesi non lasciano spazio a mosse affrettate. L’inflazione, pur mostrando segni di rallentamento, non è ancora sotto controllo, complici le tensioni sui mercati energetici e l’andamento altalenante dell’euro, sceso a 1,17 dopo aver toccato picchi di 1,1830. Senza dimenticare le incognite legate alla politica commerciale degli Stati Uniti, dove Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – ha già fatto intendere di voler rivedere alcuni accordi con l’Europa.
Ma cosa significa tutto questo per chi deve chiedere un mutuo o un prestito? Se da un lato la pausa della Bce evita un immediato rincaro dei tassi, dall’altro non garantisce che le condizioni resteranno favorevoli a lungo. Le banche, che fissano i propri interessi basandosi su quelli della Bce, potrebbero anticipare eventuali rialzi futuri, rendendo più oneroso l’accesso al credito. Per le famiglie e le imprese, quindi, il messaggio è chiaro: la fase dei soldi “a buon mercato” non è finita, ma potrebbe essere vicina al capolinea.
Intanto, mentre a Francoforte si discute di politica monetaria, a Washington l’attenzione è tutta sulla Federal Reserve. Il presidente Jerome Powell, sotto pressione per le mosse di Trump, dovrà bilanciare le esigenze dell’economia americana con quelle di un’amministrazione che non ha mai nascosto la sua preferenza per tassi bassi. Un equilibrio delicato, che rischia di avere ripercussioni anche sull’Europa.




