La Bce chiude il ciclo dei tagli? Lagarde frena mentre l’inflazione rimane un’incognita
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Redazione Economia
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Christine Lagarde, nel chiarire le intenzioni della Banca Centrale Europea dopo l’ultimo intervento del 5 giugno, ha usato parole che suonano come un punto di svolta: «La Bce sta arrivando alla fine del ciclo di politica monetaria». Il riferimento è all’ondata di rialzi dei tassi cominciata nel 2022, quando l’inflazione galoppante – alimentata dai colli di bottiglia post-pandemici, dalla guerra in Ucraina e dal caro energia – aveva costretto l’istituto di Francoforte a intervenire con misure drastiche. Ora, però, lo scenario sembra mutato.
Con il nuovo taglio di 25 punti base, che porta il tasso sui depositi al 2%, la Bce ha compiuto l’ottava riduzione dal 2024 e la quarta solo quest’anno. Un allentamento che, se da un lato ha effetti tangibili per le famiglie – come il calo delle rate dei mutui variabili, con risparmi che su un finanziamento di 100mila euro possono superare i 100 euro mensili – dall’altro solleva interrogativi sulla tenuta futura della politica monetaria. Gli analisti, infatti, osservano che la debolezza dell’economia europea e i recenti dati sull’inflazione hanno spinto la Bce a muoversi, ma senza garanzie di ulteriori margini di manovra.
Nonostante il «compromesso» tra Stati Uniti e Cina sui dazi e l’incontro nello Studio Ovale tra Trump e il cancelliere tedesco Friedrich Merz abbiano attenuato le tensioni geopolitiche, l’incertezza regna. La curva dei tassi, con il cosiddetto «incrocio delle linee» – dove quelli a breve scendono sotto quelli a lungo termine – riflette una situazione ancora instabile. E mentre Lagarde evita di sbilanciarsi, molti si chiedono se la Bce, di fronte a un’inflazione che fatica a rientrare pienamente nei target, possa davvero considerare chiuso questo capitolo.




