Bce: crescita incerta tra dazi, guerre e inflazione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le tensioni commerciali e geopolitiche, dall’Ucraina al Medio Oriente, continuano a gravare sull’economia dell’Eurozona, frenando tanto gli investimenti quanto i consumi. Nel quinto Bollettino del 2025, la Banca centrale europea ha delineato un quadro in cui l’inflazione appare «più incerta del consueto», oscillante tra spinte contrastanti: un euro forte o il calo delle esportazioni potrebbero attenuarla, mentre l’aumento dei dazi, la spesa per la difesa e la frammentazione delle catene globali rischiano di accelerarla.

Francoforte, da parte sua, insiste sulla necessità di riforme strutturali e di bilancio per rafforzare l’economia, senza trascurare l’impatto delle nuove spese militari, che entro il 2027 potrebbero raggiungere lo 0,6% del Pil. Un dato non trascurabile, specie in un contesto in cui la crescita dell’Eurozona mostra segni di rallentamento, nonostante la tenuta del mercato del lavoro e la spesa pubblica abbiano finora evitato un tracollo più marcato.

Sul fronte monetario, la Bce ha confermato che i tassi di interesse restano invariati, lasciando intendere che eventuali tagli verranno valutati solo a settembre, e solo in base agli ultimi dati economici. Una scelta prudente, dettata dall’alta incertezza che caratterizza il quadro attuale, dove anche l’accordo sui dazi tra Unione europea e Stati Uniti – siglato lo scorso 27 luglio – non basta a dissipare i timori.

«I rischi restano orientati verso il basso», avverte la Bce, sottolineando come le prospettive per l’inflazione siano più volatili del solito. Se da un lato la ripresa osservata nei mesi scorsi aveva acceso qualche timida speranza, dall’altro le tensioni internazionali e le distorsioni negli scambi commerciali continuano a rappresentare un freno. Senza contare che l’euro forte, se da una parte allevia la pressione sui prezzi delle importazioni, dall’altra rischia di penalizzare ulteriormente le esportazioni, già in affanno.

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