Bimbo cade dall'auto a Viterbo, indagini sulla scomparsa del seggiolino
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Redazione Interno
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Le indagini della polizia sulla caduta del bambino di due anni da un’auto in corsa, avvenuta giovedì scorso sulla provinciale tra Corchiano e Viterbo, stanno prendendo una piega più complessa, concentrandosi su alcune incongruenze nelle dichiarazioni dei presenti. L’episodio, che ha provocato nel piccolo un trauma cranico e una frattura orbitaria con una prognosi di venti giorni, aveva inizialmente trovato una spiegazione nella dinamica – per quanto improbabile – raccontata dalla madre ai soccorritori del pronto soccorso Santa Rosa.
La donna, giunta in ospedale con il figlio sanguinante, aveva dichiarato che il fratellino di tre anni del piccolo ferito avesse prima sganciato la cintura di sicurezza del seggiolino e poi, inavvertitamente, aperto lo sportello da cui il bambino sarebbe caduto mentre l’auto procedeva a bassa velocità. Tuttavia, il riscontro investigativo ha immediatamente sollevato un dubbio cruciale: durante l’ispezione del veicolo, condotta dagli agenti, del seggiolino per bambini non è stata trovata alcuna traccia.
Interpellati per chiarire questa evidente discrepanza, il conducente – un amico di famiglia – e il padre del bambino hanno fornito una versione dei fatti che gli inquirenti stanno ora vagliando con scrupolo. Entrambi avrebbero affermato, concordemente, che il seggiolino era stato prestato ad amici il giorno precedente l’incidente. Una circostanza che, se da un lato spiegherebbe l’assenza del dispositivo di sicurezza, dall’altro introduce un elemento di profonda negligenza, poiché il bambino viaggiava senza le adeguate protezioni.




