Attentato a Kiev, il capo della polizia si dimette dopo la fuga degli agenti. Zelensky: “Rischio rifornimenti per il conflitto in Iran”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La capitale ucraina è stata teatro di una delle pagine più violente della sua storia recente, lontana dal fragore delle artiglierie ma altrettanto letale: un uomo, armato di carabina, ha seminato il terrore nel distretto di Holosiivskyi, aprendo il fuoco prima sulla folla in strada e poi all’interno di un supermercato, dove si è barricato prendendo ostaggi. Il bilancio, aggiornato dal sindaco Vitali Klitschko, parla di sei vittime – tra le quali, in un dettaglio che accresce il senso di tragedia collettiva, figura anche un neonato – e quattordici feriti, alcuni dei quali versano ancora in condizioni critiche dopo l’assalto finale delle forze speciali che ha portato alla neutralizzazione dell’aggressore. L’attentatore, un cinquantottenne originario di Mosca ma residente da lungo tempo nella regione di Donetsk, aveva già un precedente penale alle spalle, e le indagini della procura generale, che ha aperto un fascicolo per “atto terroristico”, stanno ora cercando di ricostruire il movente di una strage che arriva in un momento di particolare tensione interna per l’Ucraina.

La polizia sotto accusa per la condotta “vergognosa” degli agenti

Il giorno successivo alla carneficina, le conseguenze si sono abbattute anche sull’apparato di sicurezza nazionale, scatenando una crisi di vertice nelle forze dell’ordine. Yevhen Zhukov, il capo della polizia ucraina, ha rassegnato le proprie dimissioni con effetto immediato, motivando la scelta con la necessità di assumersi la responsabilità dopo la diffusione di un video diventato virale, dove si vedono due agenti fuggire alla sprovvista allo scoppio degli spari, abbandonando sul posto – come si nota dalle immagini – persino un bambino rimasto improvvisamente solo. Zhukov, che ha definito l’episodio “altamente vergognoso” e la reazione dei suoi uomini “non professionale e indegna”, ha voluto lanciare un segnale forte in una nazione dove la fiducia nelle istituzioni è un pilastro della resilienza bellica; contestualmente, il ministro dell’Interno Ihor Klymenko ha ordinato un’inchiesta interna approfondita sul modus operandi della polizia di Kiev, sottolineando che “servire e proteggere non è solo uno slogan” e che la prontezza di riflessi in situazioni critiche è un dovere imprescindibile per chi porta una divisa.

L’ombra lunga del conflitto in Iran e la tenuta delle forniture militari

Mentre a Kiev si piangevano le vittime, il presidente Volodymyr Zelensky ha spostato l’attenzione su un fronte geopolitico altrettanto insidioso, lanciando un avvertimento che collega direttamente le crisi globali alla resistenza ucraina. In un messaggio pubblicato su Telegram, il leader ha confermato che la guerra in Iran – e l’instabilità mondiale che ne deriva – sta creando rischi concreti per l’approvvigionamento di armi al suo paese, un elemento critico per preparare le imminenti operazioni militari di primavera ed estate. Per scongiurare il pericolo che Mosca possa trarre vantaggio dall’aumento dei prezzi del petrolio o dalla distrazione delle cancellerie occidentali, Zelensky ha intrapreso una maratona diplomatica lampo che lo ha visto visitare la Germania, la Norvegia, l’Italia, i Paesi Bassi e la Svezia, con l’obiettivo dichiarato di ottenere garanzie sulla stabilità dei flussi di aiuti militari, soprattutto per quanto riguarda le capacità antibalistiche e la produzione congiunta di sistemi di difesa aerea.

Mosca punta a trascinare Minsk nel conflitto e la sospensione delle sanzioni Usa

Sullo sfondo degli sviluppi giudiziari per la strage e delle pressioni logistiche, la situazione strategica ai confini dell’Ucraina si è fatta nuovamente tesa. Zelensky ha rivelato, citando rapporti dei servizi segreti e del comandante in capo Oleksandr Syrskyi, che la Russia sta tentando con rinnovata insistenza di trascinare la Bielorussia in una guerra diretta: lo dimostrerebbero la costruzione di nuove strade verso il confine ucraino e la preparazione di posizioni per l’artiglieria sul territorio bielorusso, segnali che suggeriscono una possibile manovra per compensare le perdite subite da Mosca sul fronte. In questo quadro di pressioni incrociate, si inserisce anche la decisione dell’amministrazione Trump – che da oltre un anno siede nuovamente alla Casa Bianca – di prolungare fino al prossimo 16 maggio la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo; una mossa giustificata dalla necessità di calmierare i prezzi energetici globali, sconvolti dalle ostilità in Medio Oriente, ma che rischia di fornire a Mosca un vitale ossigeno finanziario proprio mentre Kiev lotta per mantenere la propria “forza e stabilità”.

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