Sei mesi di conflitto in Ucraina, tra rimpasti a Kiev e la diplomazia di Putin
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Redazione Esteri
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Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo 1.242esimo giorno, le dinamiche politiche e militari continuano a evolversi, con sviluppi che coinvolgono tanto il fronte interno ucraino quanto gli equilibri diplomatici internazionali. A Kiev, il presidente Volodymyr Zelenskij ha avviato il più ampio rimpasto di governo dall’inizio dell’invasione russa, sostituendo il premier Denys Shmyhal con Yulia Svyrydenko, già ministra dell’Economia, in un momento in cui l’esecutivo è sotto pressione per una serie di inchieste giudiziarie legate a presunti casi di corruzione e inefficienza. La mossa arriva a pochi giorni dalla Conferenza sulla ripresa dell’Ucraina, tenutasi a Roma, e sembra rispondere alla necessità di rilanciare la credibilità delle istituzioni, messa a dura prova non solo dalla guerra ma anche dalle critiche interne.
Sul versante diplomatico, intanto, il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito, in una telefonata con il turco Recep Tayyip Erdogan, l’intenzione di Mosca di perseguire una “soluzione positiva e diplomatica” al conflitto, secondo quanto riportato da un comunicato del Cremlino. Un’affermazione che, se da un lato ripropone la retorica di un negoziato possibile, dall’altro non sembra tradursi in gesti concreti, mentre continuano gli attacchi sul campo: nella serata di venerdì, l’allarme aereo è suonato a Kiev e in diverse regioni a seguito di un’incursione di droni.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha approvato il 18esimo pacchetto di sanzioni alla Russia, che introduce tra l’altro un nuovo meccanismo per limitare il prezzo del greggio russo, fissandolo al 15% in meno rispetto alla media di mercato. Una misura che, sebbene simbolica, mira a ridurre le entrate di Mosca senza destabilizzare ulteriormente i mercati energetici globali.




