Ucraina, terzo giorno di proteste a Kiev per il ministro Fedorov: la piazza contro il rimpasto di Zelensky

Ucraina, terzo giorno di proteste a Kiev per il ministro Fedorov: la piazza contro il rimpasto di Zelensky
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La capitale ucraina è stata scossa per il terzo giorno consecutivo da imponenti manifestazioni di piazza, che hanno visto migliaia di cittadini scendere in strada per esprimere il proprio dissenso verso la recente decisione del presidente Volodymyr Zelensky di rimuovere il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. La protesta, che si è estesa oltre i confini di Kiev coinvolgendo altre importanti città del Paese, rappresenta uno dei più significativi episodi di malcontento popolare dall'inizio del conflitto su larga scala con la Russia.

Nel mirino dei manifestanti non c'è solo il licenziamento del giovane ministro, ma anche l'intero impianto di un rimpasto di governo che ha portato alla nomina di un nuovo primo ministro, Serhii Koretskyi, alimentando tensioni ai vertici politici e militari dell'Ucraina.

Le ragioni della piazza e il caso Fedorov

La decisione del presidente Zelensky, annunciata giovedì, ha innescato una reazione a catena che ha sorpreso osservatori e analisti per l'intensità e la capillarità. A soli 35 anni, Fedorov era diventato il volto della modernizzazione tecnologica dell'esercito ucraino, un riformatore capace di portare una ventata di novità in un apparato spesso percepito come ancorato a logiche obsolete. Prima di essere chiamato alla Difesa, aveva già guadagnato ampia popolarità come ministro della Trasformazione Digitale, contribuendo in modo determinante alla modernizzazione del Paese.

Durante il suo breve mandato al ministero della Difesa, durato solo sette mesi, Fedorov ha impresso una svolta radicale, spingendo sull'innovazione tecnologica con programmi come l'Esercito dei Droni e riuscendo a convincere Elon Musk a bloccare l'uso illegale di Starlink da parte delle forze russe, oltre a ottimizzare l'efficacia degli attacchi con droni e della difesa aerea.

La sua popolarità, che lo rendeva una figura di spicco nel panorama politico e militare, è stata identificata da alcuni osservatori come una delle possibili ragioni del suo allontanamento, con il timore che potesse accumulare un consenso tale da diventare ingombrante per la presidenza. Tra i manifestanti, che brandiscono cartelli con scritte come Le scelte hanno delle conseguenze o Non si può vincere la guerra nel 2026 con la mentalità sovietica, figurano non solo cittadini comuni, ma anche volontari, attivisti, veterani e soldati.

Un soldato ucraino intervistato dalla BBC ha definito la decisione di Zelensky come il peggior errore commesso dal presidente durante la sua intera presidenza, sottolineando come nessuno, né nell'esercito né nella società, supporti la scelta di sostituire Fedorov. La direttrice di Ukrainska Pravda, Sevgil Musaieva, ha commentato che la cacciata di Fedorov è da attribuire anche alla sua eccessiva popolarità, suggerendo che con Zelensky, chi accumula troppo consenso diventa un bersaglio.

Lo scontro ai vertici e le frizioni interne

Il pretesto ufficiale per la rimozione di Fedorov è stato un profondo e ormai insanabile conflitto con il comandante in capo delle forze armate ucraine, il generale Oleksandr Syrskyi. Lo scontro, descritto come epocale e generazionale, contrapponeva il ministro riformatore, fautore di un esercito tecnologico e flessibile basato su droni, dati e autonomia dei comandanti, al generale di scuola più tradizionalista, difensore di una struttura centralizzata e di un approccio più classico alla conduzione della guerra.

Lo stesso Fedorov, in un messaggio di congedo, ha accusato apertamente Syrskyi di tessere intrighi e di cercare di dividere il Paese, affermando che invece di trovare un modo asimmetrico per sconfiggere la Russia, il generale aveva trovato il modo di ostacolare le iniziative del ministero, bloccando sistematicamente le proposte e lasciando numerosi documenti senza firma.

Zelensky, che aveva inizialmente respinto la richiesta di Fedorov di sostituire Syrskyi, ha definito la situazione ormai ingestibile e ha optato per un avvicendamento al dicastero della Difesa per ristabilire una maggiore unità nella catena decisionale, sebbene questa scelta abbia prodotto l'effetto opposto, polarizzando ulteriormente il dibattito pubblico.

Le indiscrezioni riportate dal Financial Times suggeriscono che, per cercare di placare le proteste di piazza e rispondere al malcontento, il presidente ucraino potrebbe ora essere pronto a valutare anche la sostituzione dello stesso generale Syrskyi, riunendo i comandanti militari per discutere la situazione e possibili candidati alla successione.

Il rimpasto di governo e le sue conseguenze

L'allontanamento di Fedorov si inserisce in un più ampio rimpasto di governo, il terzo dall'inizio della presidenza Zelensky, che ha portato all'approvazione parlamentare di un nuovo esecutivo guidato da Serhii Koretskyi, ex amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz. L'arrivo del nuovo premier, presentato da Zelensky come il profilo più adatto per affrontare le sfide energetiche del prossimo inverno, è stato però completamente oscurato dalle polemiche per la cacciata di Fedorov.

Il presidente ha nominato come ministro della Difesa ad interim Yevhen Khmara, un ufficiale di carriera stimato per il suo profilo operativo e proveniente dai vertici del servizio di sicurezza nazionale (SBU). Tuttavia, la nomina di Khmara non ha placato le acque, anche a causa della contestuale promozione a capo ad interim dell'SBU di Oleksandr Poklad, una figura accusata da attivisti e organizzazioni della società civile di aver guidato l'attacco all'Agenzia Nazionale Anticorruzione nel 2025.

La situazione di incertezza istituzionale è aggravata dal fatto che due ministeri chiave, quello della Difesa e quello degli Esteri, risultano formalmente senza un titolare a tempo pieno, in attesa di nuove nomine ufficiali.

Le conseguenze pratiche del terremoto politico non si sono fatte attendere: a testimonianza della rete di competenze che si era creata intorno a Fedorov, il colonnello Pavlo Yelizarov, vicecomandante delle forze aeree e uno dei principali responsabili della guerra dei droni ucraina, ha rassegnato le dimissioni per protesta, definendo la rimozione del ministro un grave danno per la difesa del Paese.

Anche diversi esperti e consiglieri tecnici che avevano affiancato il ministro hanno abbandonato il dicastero, sollevando preoccupazioni sul futuro di programmi e appalti cruciali per lo sforzo bellico.

Il messaggio di Zelensky e l'ascolto della piazza

Nel tentativo di gestire la crisi politica apertasi con le proteste, il presidente Volodymyr Zelensky ha rilasciato dichiarazioni pubbliche in cui afferma di comprendere e ascoltare le voci che si levano dalla piazza. Nel suo messaggio su X, ha parlato di giorni pieni di consultazioni, sottolineando di ascoltare ciò che le persone dicono, e ha menzionato i colloqui avuti con lo stesso Fedorov e con il comandante in capo Syrskyi, lasciando intendere che le decisioni riguardo all'esercito saranno prese a breve.

Il consigliere della presidenza, Serhii Leshchenko, ha confermato che il messaggio dei manifestanti è stato recepito, ma che l'attuazione di decisioni richiede tempo. Questa posizione ricalca quanto già accaduto in passato, come durante le proteste dello scorso anno che avevano portato a una marcia indietro su una legge riguardante le agenzie anticorruzione, suggerendo che la pressione popolare potrebbe avere un peso nelle decisioni future del presidente.

Nel frattempo, la tensione rimane alta e le mobilitazioni popolari, un evento inconsueto in un Paese in guerra e sotto legge marziale, continuano a rappresentare una delle sfide politiche più complesse per Zelensky, chiamato a trovare un difficile equilibrio tra le esigenze della leadership militare, le pressioni della società civile e la necessità di mantenere un fronte interno coeso nella prosecuzione del conflitto.

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