Beko, firmato l’accordo: 1.200 uscite volontarie e Siena verso la reindustrializzazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo mesi di trattative serrate, è stato raggiunto l’accordo che chiude la vertenza aperta da Beko Europe, il colosso turco degli elettrodomestici controllato per il 75% da Arçelik e per il restante 25% da Whirlpool. Il protocollo, siglato al Mimit alla presenza del ministro Adolfo Urso e dei rappresentanti sindacali di Fiom, Fim, Uilm e Uglm, ridisegna il futuro produttivo dei siti italiani, evitando licenziamenti forzati ma confermando la chiusura dello stabilimento senese entro fine 2025.

I numeri delineano un compromesso articolato: dei 1.935 posti inizialmente a rischio, 1.284 lavoratori aderiranno a esuberi volontari, mentre 300 milioni di euro – un terzo dei quali destinati a ricerca e sviluppo – saranno investiti per riconvertire gli impianti e lanciare nuove linee, come la lavasciuga che potrebbe ridare slancio alla fabbrica di Comunanza, nelle Marche. A Cassinetta di Biandronno, nel Varesotto, invece, si procederà con un ridimensionamento delle attività.

Quello di Siena, però, resta il nodo più delicato. Lo storico sito, ereditato dall’acquisizione del ramo europeo di Whirlpool, cesserà la produzione senza possibilità di ripensamenti, ma verrà inserito in un piano di reindustrializzazione i cui dettagli, al momento, non sono stati resi noti. L’accordo, che recepisce le indicazioni emerse dalle assemblee dei dipendenti, prevede anche ammortizzatori sociali per gestire la transizione, sebbene non siano state specificate le tempistiche né le modalità di erogazione.

La trattativa, avviata lo scorso novembre dopo l’annuncio shock della multinazionale, ha visto le parti confrontarsi su un terreno minato, tra pressioni sindacali e la necessità di mantenere competitivi i siti in un mercato sempre più globalizzato. Se da un lato l’intesa scongiura il peggio – evitando il taglio secco di quasi duemila posti – dall’altro lascia aperte questioni cruciali, come il destino dei 600 lavoratori non coperti da uscite volontarie e le concrete prospettive di riconversione per Siena, la cui chiusura segnerà un colpo durissimo per il territorio.

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