Israele, tra piazze in protesta e sfiducia nel governo Netanyahu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la guerra continua a infiammare la Striscia di Gaza, la società israeliana mostra crepe profonde, divaricata tra l’imperativo della sicurezza e un crescente dissenso verso la condotta dell’esecutivo. Lo scorso 17 agosto, una vasta porzione del paese ha risposto all’appello del Forum delle famiglie degli ostaggi, scendendo in piazza per chiedere con forza un accordo che ponga fine alle ostilità e garantisca la liberazione dei prigionieri ancora nelle mani di Hamas. Quelle manifestazioni, che hanno visto una partecipazione trasversale e determinata, riflettono un sentimento ormai diffuso, che un sondaggio del media Maariv ha quantificato in numeri inequivocabili: il 62% degli israeliani ritiene, infatti, che il governo di Benjamin Netanyahu abbia perso la fiducia della maggioranza della popolazione.

La frattura tra il popolo e la sua guida politica appare sempre più marcata, alimentata dall’annuncio dell’esecutivo circa la “necessità” di intraprendere una nuova, vasta operazione militare. Una prospettiva che non convince neppure una parte dei riservisti richiamati, i quali, pur assicurando di essere pronti a schierarsi in prima linea, ammettono senza mezzi termini come “il senso della missione sia svanito”. A questo si aggiunge la posizione di un’esigua minoranza, pari appena al 18%, che si dichiara contraria a qualsiasi tipo di accordo e propugna la continuazione della guerra fino all’annientamento totale di Hamas.

Proprio la sorte degli ostaggi rimane il cuore pulsante della protesta civile, un dolore che si traduce in azioni simboliche e mobilitazioni incessanti. I familiari, che accusano apertamente le autorità di averli “abbandonati”, hanno dato vita a forme di identificazione pubblica di massa, immedesimandosi nelle condizioni dei loro cari. Digiunano durante lo shabbat “perché anche loro fanno la fame”, rifiutandosi di condurre una vita normale mentre i prigionieri sopravvivono nei tunnel. Le loro iniziative non si fermano: dopo un digiuno davanti alla residenza del premier Netanyahu, è in programma per martedì una grande marcia che toccherà Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa, per chiedere la restituzione di tutti, vivi e morti.

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