Caro casa frena i prof, il posto fisso al Nord non conviene più

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il caro casa frena i prof e spinge molti insegnanti a rinunciare al posto fisso al Nord, dove affitti e spese quotidiane rendono più difficile accettare l’immissione in ruolo lontano dalla propria regione. La situazione riguarda soprattutto i docenti del Centro e del Sud Italia che, davanti a uno stipendio uguale in tutto il Paese, valutano il peso del costo della vita nelle diverse aree.

Il divario tra stipendio statale e costo della vita

Il nodo evidenziato dai sindacati nasce dal rapporto tra la retribuzione dei lavoratori della scuola e le differenze economiche tra territori. Un insegnante assunto dallo Stato percepisce lo stesso trattamento economico a Milano, Torino, Reggio Calabria o Napoli, ma negli ultimi anni l’aumento delle spese ha creato condizioni molto diverse per chi deve trasferirsi per lavorare.

Secondo le organizzazioni sindacali, la conseguenza è una crescente difficoltà nel coprire le cattedre disponibili nelle zone dove vivere fuori sede richiede un impegno economico maggiore. La richiesta avanzata è quella di prevedere maggiori risorse per i docenti costretti a spostarsi, così da rendere più sostenibile l’accettazione di un incarico stabile lontano dal luogo di origine.

Le assunzioni completate in Campania e il quadro delle supplenze

Un andamento differente emerge in Campania, dove il quadro aggiornato al 4 settembre per l’anno scolastico 2026-2027 indica la copertura completa delle disponibilità individuate. L’Ufficio scolastico regionale ha assegnato tutti i posti previsti, con 2.362 posizioni comuni e 359 dedicate al sostegno, trasformando ogni possibilità di assunzione in un ingresso stabile.

Il risultato rappresenta un elemento rilevante per le scuole della regione, perché consente di affrontare l’avvio delle lezioni con il totale utilizzo delle opportunità di ruolo disponibili. Sul fronte opposto, altre aree del Paese segnalano ancora una forte presenza di lavoratori a tempo determinato e difficoltà nel garantire continuità.

L’allarme sui precari alla vigilia del nuovo anno scolastico

In Toscana la Flc Cgil ha segnalato una situazione ancora critica con oltre 9mila docenti precari già considerati sicuri e una possibile crescita fino a 14mila dopo i quattro turni di chiamate dalle graduatorie provinciali di supplenze. Il sindacato regionale ha indicato anche una stima complessiva di 30mila precari tra insegnanti e personale Ata per l’anno scolastico in arrivo.

Le criticità richiamate riguardano anche altri temi legati al sistema scolastico, tra cui la riforma dell’istruzione tecnica e le nuove indicazioni nazionali dei licei. Per il primo giorno di scuola è stata annunciata un’assemblea sindacale di tre ore, dalle 8 alle 11, nelle scuole superiori, con la possibilità che alcuni studenti inizino le lezioni un giorno più tardi.

Il quadro delle assunzioni e delle supplenze viene osservato dai rappresentanti dei lavoratori anche attraverso i dati territoriali. Pasquale Cuomo, segretario della Flc Cgil Toscana, ha fornito le cifre relative al personale a tempo determinato durante la consueta analisi annuale sul settore, evidenziando una situazione che continua a presentare difficoltà nella stabilizzazione degli organici.

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