L’amore per la montagna e quel sì in vetta, poi la tragedia alla Conca dei Giganti: Evar Cortinovis ucciso da un masso
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Redazione Interno
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La montagna, per lui, non era soltanto un luogo da attraversare o una sfida fisica da superare: rappresentava piuttosto il tempio laico dove celebrare i propri affetti più autentici, tanto che il giorno del suo matrimonio – una cerimonia intima e carica di simbolismo – scelse di pronunciare il fatidico «sì» a oltre millenovecento metri di quota, davanti alla Regina delle Orobie. A Evar Cortinovis, trentasette anni, tecnico della qualità alla «Ovs-Officine Valseriana Spa» di Vertova, era stato chiesto se si fidasse «della loro protezione e di un appoggio sicuro grazie a loro», parole che legavano idealmente la solidità delle rocce a quella del legame coniugale con Gabriella Riccardi. Quel «loro» indicava le montagne stesse, chiamate a fare da testimoni silenziosi di un’unione che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto percorrere ancora molta strada. Invece, a distanza di quasi due anni da quelle promesse, la stessa montagna che aveva benedetto il suo amore glielo ha portato via.
Il dramma si è consumato nella prima mattinata di sabato 18 aprile, alla Conca dei Giganti, un anfiteatro naturale che contorna il laghetto di Coca, a monte dell’omonimo rifugio intitolato a Mario Merelli, alpinista scomparso. Era poco dopo le sette e mezza quando Cortinovis – che si trovava in cordata con due amici, un uomo e una donna – è stato colpito da una scarica di sassi. Un masso, in particolare, lo ha preso a una gamba, recidendogli l’arteria. Una ferita che, per la sua natura e per la difficoltà di un intervento tempestivo in quota, si è rivelata immediatamente fatale: l’emorragia non ha lasciato scampo all’alpinista, padre di un bambino piccolo. La salma, ora, verrà restituita ai familiari nelle prossime ore.
La cordata e la dinamica dell’incidente a Valbondione
Secondo le prime ricostruzioni, i tre stavano affrontando un itinerario che Cortinovis conosceva bene, da scalatore esperto quale era. La zona, la Conca dei Giganti in Val Seriana a pochi chilometri dai confini con la Valcamonica, non è però esente da rischi oggettivi: le scariche di sassi rappresentano una delle insidie più temute anche per chi, come lui, aveva una lunga frequentazione delle pareti orobiche. Non si tratterebbe di una caduta, né di un errore di manovra; piuttosto, un distacco di materiale roccioso dalla parete sovrastante, probabilmente innescato da fattori naturali (il gelo notturno che si scioglie con i primi raggi del sole o semplicemente la normale erosione), ha trasformato un masso in un proiettile. Colpito alla gamba, Cortinovis ha accusato subito una perdita di sangue massiva; i due compagni di cordata, in stato di choc, hanno lanciato l’allarme, ma per il trentasettenne di Gazzaniga non c’era più nulla da fare.
«La parete della Presolana era la sua preferita»: il ricordo dell’amico e testimone di nozze
«Evar era uno scalatore appassionato. La parete della Presolana era la sua preferita». A parlare è Vittorio Anesa, amico di vecchia data che lo conosceva da vent’anni e che, in quei primi giorni di ottobre del 2023, gli era stato accanto come testimone di nozze. Proprio quella cerimonia – celebrata al rifugio Albani, sempre in ambiente montano – riassumeva meglio di ogni altra cosa l’identità di Cortinovis: un uomo che non separava la propria vita affettiva dalla passione per le rocce, i sentieri e le vette. Anesa, nel ricordarlo, non nasconde l’emozione: avevano condiviso decine di uscite, progetti e sogni. Ora, di quegli anni di cordate e chiacchiere davanti a un thermos di caffè, resta il silenzio di una montagna che non ha saputo fare eccezione nemmeno per uno dei suoi figli più fedeli.
Un incidente che riaccende l’attenzione sui rischi oggettivi in alta quota
Non si tratta di imprudenza, né di scarsa preparazione: Cortinovis era un alpinista esperto, e la sua morte ripropone – senza bisogno di facili retoriche – la drammatica imprevedibilità dell’ambiente montano. La caduta di massi è una delle prime cause di incidenti mortali tra gli escursionisti e gli scalatori, e spesso colpisce anche chi conosce ogni piega della roccia. I soccorsi, intervenuti nella zona della Conca dei Giganti, hanno potuto solo constatare il decesso e provvedere alle operazioni di recupero, rese complesse dall’orografia del luogo. La salma di Evar Cortinovis lascerà dunque la montagna soltanto nelle prossime ore, per essere restituita a Gabriella e al loro bambino, che di quel «sì» pronunciato davanti alla Regina delle Orobie – con le montagne come testimoni e garanti di un futuro – avrà ora soltanto il ricordo di un padre che amava le vette più di ogni altra cosa, e che proprio lassù ha trovato la sua fine.




