Berkshire torna sui suoi passi e scommette sul New York Times
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Redazione Economia
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Prima di cedere la guida al suo successore, Warren Buffett ha riportato la holding a investire in editoria – dal quale era uscito sei anni fa – puntando sul giornale newyorkese, una mossa dal valore simbolico, vista la contemporanea e sostanziosa riduzione della quota in Amazon e un altro, seppur più contenuto, taglio a quella in Apple. Nel quarto trimestre del 2025, l'ultimo da amministratore delegato di Berkshire Hathaway prima del passaggio di consegne a Greg Abel, avvenuto ufficialmente il 1° gennaio del 2026, l'Oracolo di Omaha ha quindi deciso di operare una rotazione di portafoglio che ha pochi precedenti per decisione e direzione, segnalando un cambio di passo nella strategia di allocazione del capitale del colosso finanziario da mille miliardi di dollari -1-3.
Secondo i documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, la holding con sede a Omaha ha aperto una nuova posizione riguardante il New York Times, acquistando circa 5,07 milioni di azioni per un controvalore di 351,7 milioni di dollari, una partecipazione che vale il 3,12% della società editoriale e che è bastata, da sola, a far volare il Titolo a Wall Street, con un balzo superiore al 10% nelle contrattazioni after-hours subito dopo la divulgazione dei dati -1-4. Si tratta di un ritorno in un settore, quello dell'informazione stampata, che Buffett aveva sostanzialmente abbandonato nel 2020, quando vendette l'intero pacchetto di testate locali, compreso l'Omaha World-Herald, alla Lee Enterprises per una cifra intorno ai 140 milioni di dollari, dichiarando all'epoca che l'industria dei giornali era sostanzialmente "toast", cioè spacciata -1-5.
Un modello di business che ha saputo trasformarsi
La scelta di puntare sul Times, però, non rappresenta una ritrattazione rispetto a quel giudizio, bensì la constatazione che l'azienda guidata da Meredith Kopit Levien non è più soltanto un giornale. Buffett, che nel 2018 aveva individuato proprio nel quotidiano newyorkese, insieme al Wall Street Journal e forse al Washington Post, l'unica eccezione in grado di sopravvivere al tracollo della carta stampata grazie a modelli digitali sostenibili, ha evidentemente apprezzato i numeri dell'ultimo rapporto trimestrale: quasi 13 milioni di abbonati, oltre 2 miliardi di dollari di ricavi digitali annui e un margine operativo adjusted che si attesta intorno al 24%, con più della metà degli utenti che sottoscrive pacchetti multipli, i cosiddetti bundle che includono giochi, ricette di cucina, podcast e l'analisi sportiva di The Athletic -1-7. È il classico business a ricavi ricorrenti, con pricing power e un brand durevole, che l'investitore novantacinquenne ha sempre cercato, e che nulla ha a che vedere con la crisi strutturale della pubblicità cartacea -5.
Il disimpegno dalle big tech e il segnale sul mercato
Parallelamente a questo ingresso nel settore media, Berkshire Hathaway ha operato un deciso alleggerimento delle proprie posizioni in alcuni dei titoli tecnologici che avevano dominato il portafoglio negli ultimi anni. La riduzione più drastica ha riguardato Amazon: la holding ha venduto circa 7,7 milioni di azioni del colosso dell'e-commerce, pari a una diminuzione della partecipazione del 77%, portando la quota residua a circa 2,3 milioni di azioni per un valore che si aggira intorno ai 457 milioni di dollari -3-8. Contestualmente, è proseguita la cessione di azioni Apple per il quarto trimestre consecutivo, con un taglio del 4,3% che ha ridotto l'enorme esposizione in Cupertino, sebbene il produttore di iPhone rimanga saldamente la principale partecipazione con un peso superiore al 22% del portafoglio complessivo e un valore di circa 62 miliardi di dollari -1-6.
Queste vendite, che includono anche un'ulteriore riduzione della quota in Bank of America scesa al 7,1%, hanno messo in allerta gli osservatori di Wall Street, interpreti di una mossa che sembra dettata dalla volontà di prendere profitto in un contesto di valutazioni record, ma anche da una riflessione più profonda sullo scenario macroeconomico -1-2. Nel caso specifico di Amazon, ha pesato l'annuncio di un piano di spese in conto capitale (capex) estremamente aggressivo per il 2026, nell'ordine di 200 miliardi di dollari, necessario per sostenere la corsa all'intelligenza artificiale e l'espansione dell'infrastruttura cloud, un livello di investimenti che potrebbe comprimere i margini futuri e che forse ha allarmato Buffett, storicamente cauto verso settori ad alta intensità di capitale senza chiari ritorni -1-9.
La nuova gestione Abel e le altre scommesse
A fronte di queste dismissioni, la liquidità di Berkshire continua a crescere, superando abbondantemente i 380 miliardi di dollari, un tesoretto che garantisce al nuovo amministratore delegato Greg Abel la massima flessibilità operativa per eventuali acquisizioni future, come del resto testimonia l'accordo da 9,7 miliardi di dollari per comprare la divisione petrolchimica di Occidental Petroleum e la costruzione di una partecipazione da 5,6 miliardi in Alphabet, la società madre di Google -1-2. Oltre alla new entry nel New York Times, nel quarto trimestre la holding ha incrementato le proprie quote in settori tradizionalmente più difensivi come l'energia, con l'aumento della partecipazione in Chevron del 6,6%, e le assicurazioni, rafforzando la posizione in Chubb di oltre il 9% -1-7.
Un occhio di riguardo è andato anche ai beni di consumo, con un incremento della posizione in Domino's Pizza, a dimostrazione di una strategia che cerca di bilanciare il portafoglio tra crescita e stabilità. Ulteriori dettagli su queste operazioni e sulle future linee guida del conglomerato emergeranno dalla relazione annuale e dalla prima, attesissima, lettera agli azionisti firmata da Greg Abel, la cui pubblicazione è prevista per il 28 febbraio, un appuntamento che il mercato attende per comprendere la direzione che prenderà Berkshire nell'era post-Buffett -1-3.




