Alphabet vende azioni per 80 miliardi, l’assegno da 10 miliardi di Buffett per l’Ia
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Redazione Economia
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Cambia marcia la strategia di Alphabet, la holding che controlla Google, e lo fa nel segno di un disegno industriale che punta tutto sull’espansione dell’intelligenza artificiale. L’azienda, che si trova ad affrontare una domanda di servizi e soluzioni legate all’Ia destinata a superare l’offerta disponibile, ha annunciato un piano di raccolta capitale da 80 miliardi di dollari, destinato quasi interamente al potenziamento delle infrastrutture di calcolo.
Un’operazione, questa, che segna una svolta nelle abitudini finanziarie del colosso tecnologico costringendolo – per la prima volta dopo oltre vent’anni – a smettere di riacquistare azioni proprie per iniziare a venderne di nuove, una scelta dettata dall’urgenza di alimentare una corsa che non accenna a rallentare.
L’offerta pubblica e l’ingresso di Berkshire Hathaway
Per portare a termine questa massiccia immissione di liquidità – una delle più ingenti mai realizzate nel panorama tech – Alphabet ha strutturato l’operazione su diversi binari. Da un lato, prevede una serie di offerte pubbliche coordinate da colossi bancari come Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley, capaci di garantire un flusso costante di capitali. Dall’altro, ha già assicurato un contributo fondamentale grazie al colosso finanziario guidato (almeno idealmente) da Warren Buffett.
Berkshire Hathaway, la holding che l’oracolo di Omaha ha costruito in decenni di intuizioni vincenti, si è impegnata a sottoscrivere un pacchetto di azioni dal valore complessivo di 10 miliardi di dollari attraverso un collocamento privato.
I dettagli dell’accordo rivelano una fiducia che va al di là del semplice sostegno finanziario. L’investimento, infatti, è stato suddiviso equamente tra azioni di Classe A (prezzate a 351,81 dollari per azione) e azioni di Classe C (piazzate a 348,20 dollari), due cifre che, pur rappresentando uno sconto rispetto alle chiusure di mercato di lunedì, consolidano la posizione di Berkshire come azionista di primo piano.
Già a partire dal terzo trimestre del 2025, del resto, la holding di Buffett aveva iniziato a tessere le sue trame su Alphabet, accumulando una partecipazione che prima di questo ultimo intervento valeva già circa 20 miliardi di dollari.
Greg Abel cambia passo: la liquidità fuori dai mercati
Chi osserva da tempo i movimenti della holding con sede a Omaha non può ignorare il peso specifico di questa operazione, che arriva dritta dalla nuova gestione di Greg Abel. È lui, ormai, il vero artefice di questa strategia di riallocazione che punta a svuotare – almeno in parte – il famoso tesoretto di Berkshire, quell’ammasso di liquidità che da mesi si aggirava intorno ai 400 miliardi di dollari rimasti fuori dai giochi di Wall Street.
L’obiettivo, in questo caso, è quello di scommettere su un’azienda che, nel primo trimestre dell’anno, ha visto crescere i ricavi del suo comparto cloud del 63% su base annua, toccando quota 20 miliardi di dollari.
La posta in gioco, per Mountain View, è altissima. Le stime parlano chiaro: gli investimenti in conto capitale per il 2026 sono stati rivisti al rialzo fino a toccare una forbice compresa tra i 180 e i 190 miliardi di dollari, con la previsione di un ulteriore balzo in avanti nel corso del 2027. Numeri che aiutano a comprendere la portata dello scetticismo che aleggia tra gli investitori, i quali – complici anche i timori per un eventuale rallentamento dell’economia reale – hanno accolto l’annuncio con un ribasso delle azioni nell’after-market.
La raccolta dei successivi 40 miliardi di dollari, prevista da un programma di offerta "at-the-market" che scatterà nel terzo trimestre dell’anno, sarà il primo vero banco di prova per verificare se il mercato avrà la stessa lungimiranza mostrata da Buffett.




