La Berkshire Hathaway di Greg Abel sceglie la prudenza: nessuna corsa agli investimenti con i 397 miliardi di liquidità
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Non c’è stata alcuna rivoluzione, ma anzi la più totale delle continuità, durante la prima assemblea annuale degli azionisti della Berkshire Hathaway che si è tenuta sabato 2 maggio a Omaha, in Nebraska. Per la prima volta in sessant’anni, il palco del Chi Health Center non ha avuto al centro Warren Buffett, il leggendario finanziario novantacinquenne che ha assistito all’evento tra il pubblico limitandosi a un breve discorso, lasciando invece che fosse il nuovo amministratore delegato, Greg Abel, a presiedere il meeting. In quella che è stata a tutti gli effetti la prima uscita ufficiale da capitano dopo il passaggio di consegne avvenuto all’inizio del 2026, il manager canadese ha voluto rassicurare gli investitori su un punto cruciale: la filosofia dellaholding non cambierà, e non ci sarà alcuna pressione, interna o esterna che sia, per impiegare rapidamente la colossale liquidità accumulata dal gruppo.
Un tesoro da 397 miliardi che non brucia le tasche
A pesare sulle aspettative degli analisti è stato il dato diffuso insieme alla trimestrale: il bottino di guerra Berkshire, tra cassa liquida e titoli di Stato americani, ha raggiunto quota **397,4 miliardi di dollari**, un record assoluto che segnala una prudenza forse mai vista prima nel conglomerato di Omaha. Lontano dall’essere un problema per Abel, questa montagna di denaro – che tra l’altro cresce nonostante il gruppo si sia confermato venditore netto di azioni per 24 miliardi di dollari nel trimestre – è stata rivendicata come uno strumento di forza, non come un’agonia da risolvere. “Non siamo dipendenti da nessuno”, ha spiegato il nuovo ceo, il quale ha ribadito che non si sente affatto obbligato a investire quelle risorse solo per fare numero, soprattutto in un momento in cui i prezzi di Wall Street, con lo S&P 500 vicino ai massimi storici, non offrono quelle occasioni da valore che da sempre contraddistinguono il marchio. Dei quasi 400 miliardi, del resto, una fetta consistente è riposta in asset liquidi e buoni del Tesoro, una sorta di materasso anti-crisi che l’erede di Buffett intende preservare come baluardo difensivo in attesa di tempi migliori.
L’addio (parziale) del vecchio oracolo e la linea dura sul bitcoin
Se da un lato Abel ha conquistato la scena, la presenza fisica di Warren Buffett, sebbene defilata, è stata un elemento emotivo non trascurabile per i fedelissimi giunti in Nebraska. Il presidente del consiglio, che ha ufficialmente passato il testimone operativo dopo aver guidato la società per sessant’anni, ha voluto comunque benedire il passaggio: “Greg sta facendo tutto quello che facevo io e anche di più”, ha assicurato, togliendo ogni dubbio sulla legittimità della successione. A livello strategico, invece, non è cambiato un millimetro della linea dura riguardo alle valute digitali. Nonostante la criptovaluta più famosa sia ormai entrata nei portafogli di molti grandi investitori istituzionali, Abel ha mantenuto invariata la diffidenza storica della holding: niente bitcoin, niente etf collegati, nessun asset digitale. Greg Abel, pur non avendo mai tuonato pubblicamente come il suo predecessore – che definiva la criptovaluta “veleno per topi al quadrato” – ha di fatto allineato le mosse della Berkshire alla tradizione, preferendo ignorare la trasformazione dei mercati finanziari pur di non tradire i principi che hanno reso celebre l’azienda in termini di sicurezza patrimoniale.
Un’assemblea di transizione e poche mosse sul tavolo
Sul fronte operativo puro, le novità sono state davvero poche, a conferma che questo 2026 sarà un anno di assestamento e osservazione. Abel ha comunque annunciato una timida ripresa dei riacquisti di azioni proprie – i cosiddetti buyback – per 235 milioni di dollari, segnando il primo intervento dopo quasi due anni di pausa in tal senso. Un segnale, seppur minimo, per dimostrare che la liquidità può essere impiegata per sostenere il titolo quando ritenuto sottovalutato, ma che non basta certo a scalfire il polverone da quasi 400 miliardi. Il resto della strategia resta legato all’iper-selettività: la holding continuerà a cercare aziende dai fondamentali solidissimi e con un vantaggio competitivo duraturo, ma senza affrettare i tempi. Abel ha concluso la sua prima prova da ceo convincente e glaciale, dimostrando che la pazienza, quella virtù che Buffett ha trasformato in arte, non andrà persa con il cambio di guardia. E mentre i riflettori si spengono su Omaha, il mercato dovrà abituarsi all’idea che la nuova Berkshire non butterà mai i soldi dalla finestra solo per compiacere i guru di Wall Street.




