L’assedio della liquidità: Buffett vede solo una “bisca” e aspetta che nessuno risponda al telefono
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Redazione Economia
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La pazienza, in un’epoca di euforia speculativa, non è soltanto una virtù per Warren Buffett. È diventata, a giudicare dall’ultima trimetrale di Berkshire Hathaway e dalle interviste rilasciate a margine dell’assemblea di Omaha del 2 maggio, una necessità strategica o, forse, la forma più lucida di critica a un mercato che l’oracolo di Omaha non riconosce più come suo. Con una liquidità che ha raggiunto quota 397,4 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, il gruppo ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con un utile operativo in salita dell’11,35%, toccando gli 18 miliardi di dollari. Un risultato, questo, trainato principalmente dal comparto assicurativo e da una gestione oculata dei costi, mentre l’utile netto – che inCorpora le plusvalenze e minusvalenze latenti – ha più che raddoppiato i valori dello stesso periodo del 2025. Eppure, mai come oggi questa montagna di contanti sembra pesare più di un macigno: il denaro non viene investito perché, semplicemente, non ci sono occasioni che rispettino il celebre “margine di sicurezza”.
La metafora della cattedrale e l’allarme sulla “bisca”
Nel corso di un’intervista storica concessa alla Cnbc, il novantacinquenne finanziere – che ha assistito dal pubblico all’assemblea per la prima volta in sessant’anni, lasciando il palco al successore Greg Abel – ha ripreso una sua vecchia metafora per restituire il polso di Wall Street. “Oggi il mercato è una cattedrale a cui è collegata una bisca”, ha spiegato Buffett con un velo di inconfondibile tristezza. Se è vero che la cattedrale (l’economia reale, gli investimenti produttivi) ha generato ricchezza per quasi tutti, è altrettanto innegabile che il casinò (la finanza speculativa a brevissimo termine) sia diventato “molto, forse troppo attrattivo”. A fare saltare i nervi del leggendario investitore non è tanto la volatilità, quanto la natura stessa delle scommesse odierne: le opzioni con scadenza giornaliera, che Buffett liquida senza appello come “gioco d’azzardo puro”, o i mercati predittivi come Polymarket, dove non si investe ma si scommette sull’esito di eventi geopolitici.
La dimostrazione di questa deriva arriva direttamente dagli archivi giudiziari, seppur citata con il consueto garbo dal finanziere. Il caso del soldato statunitense che, utilizzando informazioni classificate su un’azione militare in Venezuela, ha realizzato profitti illeciti su un prediction market, è stato da lui portato come esempio limite di come la “bisca” possa perfino corrompere l’integrità delle informazioni sovrane. “A meno che tu non sappia quando colpiremo il Venezuela – ha commentato Buffett – non puoi spiegare l’acquisto di un’opzione giornaliera”. Ed è proprio questa crescita esponenziale del “tempo di gioco” a tenere i prezzi degli asset perennemente alti, impedendo a chi, come Berkshire, aspetta il valore intrinseco di intervenire.
Una leadership in transizione e l’intransigenza su Bitcoin
L’assemblea degli azionisti del 2 maggio, la prima senza Buffett seduto sul palco a condurre i lavori, ha sancito il passaggio definitivo del testimone a Greg Abel, amministratore delegato dal gennaio 2026. Il nuovo numero uno, presente in platea insieme al “vecchio” presidente, ha però ribadito punto su punto la linea dura della holding. Nonostante la pressione di alcuni investitori istituzionali – che vedono nel Bitcoin un asset strategico sempre più protetto anche da certi ambienti governativi – Abel ha confermato la lontananza abissale di Berkshire dalle criptovalute. “Niente Bitcoin, niente etf, niente asset digitali” è la sintesi dei primi movimenti del 2026. Del resto, la liquidità record serve a comprare imprese reali quando queste andranno in saldo, non a inseguire una moda che Buffett ha già bollato come “veleno per topi”.
E la disciplina è destinata a rimanere ferrea. Abel, che ha risposto anche a un quesito posto da un deepfake generato dall’intelligenza artificiale proprio con le sembianze di Buffett, ha assicurato che l’approccio alla sicurezza informatica e alla gestione del rischio non cambierà. Quasi 400 miliardi fermamente parcheggiati tra contante e titoli di Stato americani, in attesa di un crollo che, prima o poi, farà squillare il telefono nell’ufficio di Omaha.
La strategia del “telefono che non suona”
Quando, dunque, Berkshire tornerà a comprare in massa? La risposta è antica quanto l’esperienza del “Saggio di Omaha”. Buffett è stato chiaro in proposito: le migliori occasioni della sua carriera sessantennale si sono concentrate in circa cinque anni, quelli in cui i mercati sanguinavano e, soprattutto, “nessuno rispondeva al telefono”. La sua analisi si è fatta quasi cruda nel descrivere il comportamento tipico della finanza durante le bolle: tutti vantano uffici trading iper-tecnologici e liquidità infinita, ma quando il baratro si spalanca, i gestori smettono di rispondere alle chiamate, nascondendosi dietro clausole contrattuali e spread folli.
Per Buffett, oggi non siamo ancora in quella fase. Anzi, il clima è l’opposto. E se l’ambiente non è ideale per impiegare il denaro, la soluzione è semplicemente aspettare, anche a costo di accumulare altro contante. Del resto, la tenuta dei conti di Berkshire – con utili operativi solidi e una capacità di generare cassa che non accenna a diminuire – permette questo lusso. Abel, da parte sua, ha già annunciato che i riacquisti di azioni proprie, seppur modesti (234 milioni nel trimestre), sono ripresi dopo una pausa durata un anno, ma il core business rimane la caccia all’elefante. Un elefante che, nel frattempo, è stato solo intravisto, ma mai abbordato.




