Le auto cinesi in Europa sfondano la soglia del 7% delle vendite, trainando la crescita del mercato
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Redazione Economia
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Nel panorama automobilistico europeo, che a novembre ha segnato una timida crescita del 2,2% sfiorando 1,05 milioni di immatricolazioni, si delinea un fenomeno ormai inarrestabile: l’avanzata dei produttori cinesi, i quali, secondo i dati preliminari di Dataforce, hanno totalizzato 78.358 unità vendute, raddoppiando con un incremento del 108% i volumi rispetto allo stesso periodo del 2024. Tale performance, che consolida una quota di mercato del 7,4% nell’area comprendente Unione Europea, Regno Unito e Paesi EFTA, non è più relegabile al rango di episodio isolato, ma rappresenta piuttosto l’evidente risultato di una strategia commerciale articolata e aggressiva, capace di offrire al consumatore europeo una gamma sempre più diversificata di veicoli, dalle compatte elettriche ai SUV di segmento medio, spesso caratterizzati da un contenuto tecnologico elevato a prezzi competitivi.
Il caso italiano: dal Salone di Torino al parco circolante
Se i numeri continentali fotografano una tendenza macroeconomica, l’esperienza italiana la rende tangibile e concreta, dimostrando come il 2025 sarà ricordato come l’anno della definitiva affermazione di questi marchi nel Belpaese. L’anteprima era stata offerta, già a settembre, dal Salone dell’Auto di Torino, dove su novanta modelli esposti più di cinquanta provenivano da brand riconducibili alla Cina, sia perché nati e sviluppati in quel mercato, sia perché acquisiti, anche parzialmente, da gruppi industriali cinesi. Quel che allora appariva come una semplice vetrina si è poi tramutato in una realtà di vendita solida, con una presenza capillare nelle concessionarie che ha progressivamente eroso le diffidenze iniziali degli automobilisti, i quali si trovano oggi di fronte a un ventaglio di scelte pressoché completo, che spazia dalle citycar a zero emissioni alle berline di lusso ad alta connettività.
Il nodo dei dazi e il dialogo in corso con Bruxelles
Questa crescita esponenziale, tuttavia, non avviene in un quadro normativo statico, bensì sotto la lente delle istituzioni europee, le quali hanno attivato da tempo misure di protezione commerciale. I dazi compensativi imposti sulle vetture elettriche importate dalla Cina, frutto di un’indagine in materia di sovvenzioni pubbliche ritenute illegali, costituiscono lo sfondo di un negoziato complesso e tuttora aperto. Come riferito dal vice portavoce capo della Commissione Europea, infatti, l’esecutivo comunitario “continua a interagire” con Pechino, avendo già tenuto un incontro tecnico a dicembre, per esplorare la possibilità di un “impegno sui prezzi” che possa fungere da alternativa valida ai dazi stessi, a patto che vengano soddisfatti tutti i criteri necessari a garantire equità di concorrenza.
Un mercato in ridefinizione strutturale
Al di là delle trattative, il cui esito è oggetto di discussione tra esperti, il dato di fatto rimane la capacità di questi nuovi player di ritagliarsi uno spazio significativo, modificando gli equilibri tradizionali del settore. La loro ascesa, del resto, non si basa esclusivamente sul fattore prezzo, ma poggia su investimenti ingenti in ricerca e sviluppo e su una velocità operativa che spesso supera quella dei costruttori storici. Ciò sta spingendo l’intera industria a una riorganizzazione delle proprie strategie, dalla catena di fornitura alla proposta commerciale, in un processo di trasformazione che, sebbene accelerato dalla transizione elettrica, ha ormai assunto dinamiche proprie e indipendenti, destinate a caratterizzare il prossimo decennio. La stessa varietà di modelli oggi disponibili, che include anche station wagon ibride plug-in e ammiraglie hi-tech, testimonia una volontà precisa di coprire ogni segmento di mercato, senza limitarsi alla nicchia dei veicoli a basso costo, con l’obiettivo di costruire una reputazione di marca solida e duratura agli occhi del pubblico europeo.




