Borse in fibrillazione dopo l'indagine penale su Powell, oro a record mentre il dollaro vacilla

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Le borse europee hanno affrontato una seduta contraddittoria, segnata da tentativi di recupero e da una sostanziale fiacchezza, mentre i future di Wall Street scivolavano in territorio negativo. Questa atmosfera di incertezza, che ha portato Piazza Affari a muoversi in lieve calo dopo aver azzerato le perdite iniziali, trae origine diretta da un evento politico-istituzionale dirompente: l'apertura di un'indagine penale da parte del Dipartimento di Giustizia nei confronti del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. L'inchiesta, formalmente incentrata sulle dichiarazioni rese al Congresso in merito alla ristrutturazione da 2,5 miliardi della sede centrale della Fed, è stata interpretata dai mercati, non a torto, come l'ultimo atto di una pressione sistematica dell'amministrazione Trump sull'organo di vigilanza monetaria.

L'ombra politica sull'autonomia della Fed

Lo stesso Powell, in una dichiarazione che ha ulteriormente scosso gli operatori, ha sottolineato come questa mossa serva a "intensificare le pressioni" della Casa Bianca sulle decisioni di politica monetaria, mettendo in discussione – ed è questo il punto cruciale – quella sacralità dell'autonomia della banca centrale che da sempre costituisce un pilastro della fiducia finanziaria globale. L'attacco, del resto, non è isolato ma si inserisce in un conflitto istituzionale strisciante, il quale ha spinto diversi analisti a rivedere le proprie valutazioni sul rischio-paese. La percezione di un'indebolimento delle istituzioni indipendenti, infatti, genera sempre turbolenze, alcune delle quali già ben visibili: il dollaro, ad esempio, ha perso colpo sul forex, mentre gli investitori cercano rifugi alternativi.

La fuga verso i beni rifugio e i settori in controtendenza

Proprio in questa ricerca di sicurezza si spiega il rally dell'oro, il quale ha toccato nuovi massimi storici rispondendo alle incertezze geopolitiche – dalle tensioni in Iran, con i loro potenziali riflessi sui prezzi del petrolio, alla stessa instabilità istituzionale americana – che sembrano moltiplicarsi. Una parte di essi, va detto, ha trovato spazio anche in alcuni listini: a Milano, ad esempio, hanno tenuto settori come quello bancario e un titolo legato alla difesa come Fincantieri, mentre il petrolio invertiva una precedente rotta al rialzo. Il quadro complessivo, tuttavia, resta quello di un'attesa vigile, con l'Europa che osserva l'orizzonte atlantico in previsione dell'apertura dei mercati statunitensi, i cui indici futures – specialmente il Nasdaq, giù di quasi l'1% – lasciavano presagire un avvio complesso.

Un contesto fragile per le materie prime

La stessa dinamica delle materie prime, del resto, riflette questa fragilità. Se il gas ha fatto registrare bruschi rialzi, spinto da fattori geopolitici e speculativi, il greggio ha mostrato una volatilità che nega trend lineari, oscillando tra timori di interruzioni dell'offerta e previsioni di rallentamento della domanda globale. In un simile contesto, dove la politica monetaria è sotto assedio e la geopolitica aggiunge strati di imprevedibilità, i mercati sembrano costretti a navigare a vista, privilegiando la liquidità e gli asset tradizionalmente considerati sicuri, in attesa che il chiarimento giudiziario e politico offra un orizzonte più definito.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.