Monzino non ha mandato i messaggi a Bova, ma ha inoltrato gli audio a Corona: Martina Ceretti lo sapeva
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Federico Monzino, il 29enne milanese al centro della bufera scatenata dagli audio privati di Raoul Bova finiti nelle mani di Fabrizio Corona, "ha preso le distanze dai messaggi inviati all’attore, sostenendo di non esserne l’autore". A chiarirlo è l’avvocato Sirio Serafinelli, dello studio Tomaino e De Zan di Milano, che assiste il giovane nell’inchiesta per tentata estorsione aperta dalla procura di Roma. Secondo il legale, Monzino avrebbe ammesso di aver inoltrato chat e registrazioni a Corona, aggiungendo un dettaglio non marginale: Martina Ceretti, l’influencer 23enne legata sentimentalmente a Bova, era al corrente dell’accaduto.
La vicenda, che nelle ultime settimane ha occupato le cronache tra gossip e risvolti giudiziari, ruota attorno a una serie di conversazioni private tra l’attore e la Ceretti, poi finite su un canale YouTube. Se inizialmente si era parlato di una violazione della privacy, il caso ha presto assunto contorni più gravi, con l’ipotesi di reato che ha portato gli investigatori a concentrarsi sulle dinamiche della diffusione del materiale. Monzino, soprannominato "Dede" e descritto dai media come figura di spicco di una Milano bene ormai lontana dagli stereotipi passati, si è trovato sotto i riflettori dopo che Corona —noto per le sue controversie legali— ha pubblicato parte degli scambi.
Quello che emerge dalle dichiarazioni del suo avvocato è un quadro in cui Monzino nega di aver scritto direttamente a Bova, ma riconosce di aver fatto da tramite nella consegna dei messaggi. Un passaggio che, se confermato, potrebbe avere implicazioni non solo per lui ma anche per la Ceretti, la quale —secondo questa versione— sarebbe stata informata della destinazione di quelle conversazioni. La procura, intanto, sta valutando se ricostruire la catena di eventi che ha portato alla pubblicazione degli audio, verificando possibili collegamenti con richieste economiche o pressioni.
Sullo sfondo resta la figura di Corona, che in passato è stato condannato per reati simili e che ora, attraverso i suoi canali, ha riportato l’attenzione su un meccanismo già visto: l’uso di materiale privato per ottenere visibilità o vantaggi. Quello che differisce, questa volta, è la presenza di personaggi meno legati al mondo dello spettacolo e più a una cerchia elitaria, dove rapporti personali e dinamiche di potere si intrecciano in modo meno prevedibile.




