Monzino e Corona, patto denaro e droga per le chat di Bova e Ceretti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Federico Monzino, l’imprenditore milanese al centro del caso che vede coinvolti Raoul Bova e la modella Martina Ceretti, avrebbe confessato agli inquirenti di aver consegnato a Fabrizio Corona gli audio e le chat private tra i due in cambio di mille euro e il contatto di uno spacciatore di cocaina. Una ricostruzione che, se confermata, getterebbe una luce diversa su una vicenda finora raccontata come una semplice cessione di materiale per "promuovere" l’immagine della Ceretti, 23enne definita da Monzino sua "carissima amica".
Secondo quanto riportato da Repubblica, Monzino avrebbe ammesso di aver stretto un accordo con Corona, il quale – oltre alla somma in contanti – gli avrebbe fornito il numero di un pusher. Un dettaglio che, seppur marginale rispetto all’ipotesi di estorsione, aggiunge un tassello inquietante alla dinamica. Lo stesso Monzino, però, in una successiva intervista allo stesso quotidiano, ha smentito categoricamente questa versione, sostenendo di aver agito spontaneamente e con il consenso iniziale della Ceretti.
La vicenda risale allo scorso luglio, quando Bova ha denunciato di aver ricevuto messaggi intimidatori da un’utenza spagnola, probabilmente un prestanome, che minacciava la diffusione dei contenuti privati. L’attore, dopo aver sporto querela, ha visto emergere un retroscena più complesso: quello di un possibile scambio economico e non solo. Monzino, dal canto suo, ha reagito con un comunicato sui social, annunciando azioni legali contro chi diffonde "fake news" e ribadendo di non aver mai ricevuto denaro o favori in cambio delle chat.




