Raoul Bova e il ricatto degli audio, indagato il pr Federico Monzino

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Raoul Bova ha raccontato, in un’audizione che ha definito il suo stato d’animo, il clima di pressione e di paura generato da una richiesta di denaro in cambio del silenzio. L’attore, che ha scelto di denunciare immediatamente l’accaduto senza cedere alle imposizioni, ha riferito di essersi sentito «sconvolto» nel constatare come minacce inizialmente percepite come astratte avessero poi assunto una forma concreta e pericolosa. La sua deposizione, resa martedì 16 settembre al pubblico ministero Eliana Dolce nel palazzo di giustizia di piazzale Clodio, ha fornito ai magistrati il quadro di un tentativo di estorsione pianificato, il cui movente appare puramente economico.

Secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, condotta dalla Procura di Roma, la macchina del ricatto si sarebbe messa in moto attraverso l’invio di messaggi anonimi, partiti da una sim spagnola, che alludevano al possesso di materiale audio di natura intima. Le comunicazioni, giunte sul telefono dell’attore, contenevano la richiesta di un «regalo» – un eufemismo per indicare una somma di denaro – quale prezzo per evitare la divulgazione pubblica di quelle registrazioni, che avrebbero potuto rivelare dettagli della relazione fra Bova e la modella Martina Cerretti.

Proprio su questo punto, l’indagine ha compiuto un significativo passo in avanti con l’iscrizione nel registro degli indagati di Federico Monzino, noto imprenditore e public relations romano, per il reato di tentata estorsione. La accusa nei suoi confronti, ancora al vaglio degli inquirenti, è di aver materialmente gestito l’invio dei messaggi minatori e di aver successivamente canalizzato il materiale sottratto verso Fabrizio Corona, figura nota per precedenti analoghe vicende. La posizione di Monzino, il quale non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche, rimane dunque da definire nel merito, in attesa di eventuali sviluppi probatori.

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