Omicidio Andrea Sciorilli, il padre in carcere alterna lucidità e sconforto: la garante dei detenuti fa visita a Vasto
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Redazione Interno
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La cella che ospita Antonio Sciorilli, nel carcere di Vasto, è diventata il teatro di una fragilità umana che si manifesta a ondate alterne, senza tregua. A descriverlo, dopo un colloquio che non lascia spazio a facili interpretazioni, è la garante dei detenuti dell’Abruzzo, Monia Scalera, la quale ha incontrato l’uomo ormai reo confesso dell’omicidio del figlio ventunenne, Andrea. «Momenti di lucidità alternati a momenti di sconforto totale assoluto»: con queste parole, riferite all’ANSA, Scalera ha restituito il ritratto di un detenuto che, a distanza di ore dal delitto, sembra vagare in un labirinto emotivo dove la consapevolezza di quanto accaduto si scontra con un dolore tanto profondo da rasentare l’annientamento.
La dinamica dell’omicidio: tre colpi d’ascia dopo l’ennesima lite per il lavoro
L’arma, un’ascia di piccole dimensioni che si trovava riposta in casa probabilmente tra gli attrezzi di un ripostiglio, è stata impugnata dal padre al culmine di una lite familiare. Non si trattava, secondo quanto emerso, di uno scoppio d’ira improvviso, bensì dell’ennesimo capitolo di un conflitto che durava ormai da almeno due anni. Il movente, se così si può definire in una tragedia che appare priva di qualsiasi giustificazione, affonda le radici nel rifiuto del ragazzo di lavorare. Domenica pomeriggio, al terzo piano di un’elegante palazzina nella periferia di Vasto, in provincia di Chieti, Antonio Sciorilli, avvocato cinquantaduenne nonché stimato dirigente della Asl, ha vibrato tre colpi: uno al cranio, il secondo a uno zigomo, e l’ultimo – quello mortale – allo sterno, che lo ha spezzato.
La confessione e la sorveglianza in carcere: “Ho fatto una stupidaggine”
«Non voleva lavorare, ho fatto una stupidaggine». È con questa frase, asciutta e al tempo stesso agghiacciante nella sua semplicità, che l’uomo ha provato a spiegare l’inspiegabile. La confessione, arrivata solo sedici ore dopo il delitto – quando ormai erano le cinque del mattino di lunedì 20 aprile – è stata preceduta da un tentativo di occultamento del cadavere e dalla pulizia delle tracce di sangue. Il cane di famiglia, già alle ore 13.30 di domenica, aveva iniziato a guaire senza sosta, quasi a presagire l’orrore silenzioso che si consumava tra quelle mura domestiche. Oggi, rinchiuso nel carcere di Vasto, Sciorilli è sottoposto a sorveglianza a vista ventiquattr’ore su ventiquattro, una misura che testimonia lo stato di shock in cui versa e il rischio di atti autolesionistici.
La visita della garante Scalera e la definizione di “tragedia incommensurabile”
Monia Scalera, al termine dell’incontro, non ha usato mezzi termini per definire quanto accaduto. Ha parlato di una «tragedia immane, incommensurabile», sottolineando come l’assistito alterni lampi di lucidità – nei quali probabilmente realizza la gravità giuridica e umana del proprio gesto – a momenti di prostrazione totale. Non ci sono, al momento, elementi che lascino intendere un piano premeditato, ma le indagini non si sono ancora concluse. Gli inquirenti stanno ricostruendo i precedenti familiari, le eventuali segnalazioni ai servizi sociali e il contesto psicologico in cui è maturato un delitto che, per la ferocia e l’arma utilizzata, ha sconvolto l’intera provincia di Chieti.




