L’ultimo saluto ad Andrea Sciorilli tra la versione della “legittima difesa” e gli atti del “codice rosso”
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Redazione Interno
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Si svolgeranno domani, venerdì 24 aprile, alle ore 15.30 nella chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista a Vasto, le esequie di Andrea Sciorilli. Il del ventunenne, trovato senza vita nel pomeriggio di domenica 19 aprile sulla rampa che conduce ai garage condominiali, verrà affidato alla terra mentre il padre, Antonio Sciorilli, resta ristretto in una cella del carcere di Torre Sinello in attesa che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Larino sciolga la riserva sulla convalida del fermo. È un addio, quello che la città si appresta a dare al giovane diplomato in finanza, che arriva a poche ore di distanza dalle prime, formali dichiarazioni rese dall’indagato dinanzi all’autorità giudiziaria.
Nel corso dell’udienza di convalida tenutasi nella mattinata di giovedì 23 aprile, il padre cinquantaduenne – assistito dagli avvocati Alessandro Orlano e Massimiliano Baccalà – ha rotto il silenzio solo attraverso dichiarazioni spontanee, esercitando comunque la facoltà di non rispondere alle domande del pm. “Ho agito per legittima difesa”, avrebbe affermato l’uomo, secondo una versione che già i legali avevano accennato nei giorni immediatamente successivi all’omicidio. Una versione che cerca di inquadrare il gesto brutale – tre colpi d’ascia che avrebbero raggiunto il ragazzo al capo, al volto e al torace – come l’epilogo di un tentativo di aggressione da parte della vittima, piuttosto che come l’esecuzione pianificata di un conflitto mai sopito.
Un contesto familiare già segnato dalla violenza e da una denuncia ritirata
Per comprendere la narrazione che la difesa proverà a sostenere, è necessario addentrarsi nella cronaca di uno stato familiare che gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Vasto, definiscono come un “ambiente di contrasti acuitisi in maniera esponenziale”. Emerge il quadro di una relazione padre-figlio logorata da tensioni continue, dove il giovane Andrea risultava già avere un precedente specifico: nel 2024, fu proprio il genitore insieme alla sorella del ragazzo a denunciarlo per episodi di violenza domestica, un atto che fece scattare le tutele del cosiddetto “codice rosso”.
Quella denuncia venne successivamente ritirata, un passaggio processuale che non fermò però il deterioramento dei rapporti. Secondo le ricostruzioni investigative raccolte nelle scorse ore, i litigi sarebbero proseguiti anche dopo che la sorella si era trasferita in un’altra abitazione pur restando a Vasto. È in questo clima di reciproca tensione – con il padre dirigente della Asl e il figlio descritto da alcuni come una personalità complessa – che domenica scorsa si è consumata la tragedia.
La dinamica del delitto e le dichiarazioni dei legali
I particolari emersi dalle prime fasi dell’indagine offrono uno spaccato crudele di quella domenica di aprile. La lite, a quanto risulta, sarebbe degenerata da una discussione banale forse legata a un’opportunità lavorativa o semplicemente al rifiuto del figlio di alzarsi dal letto. In un momento di concitazione, Antonio Sciorilli avrebbe impugnato un’ascia conservata in un ripostiglio, colpendo ripetutamente il figlio. Sarebbe stato un vicino, insospettitosi dai movimenti dell’uomo che tentava di spostare il avvolto in un lenzuolo verso l’ascensore, ad allertare i carabinieri, i quali hanno poi trovato il cadavere nel garage condominiale.
Gli avvocati difensori, al termine dell’udienza di convalida, hanno già presentato istanza di revoca della misura cautelare in carcere, chiedendo in subordine l’applicazione di una misura meno afflittiva. La difesa punta a dimostrare che l’omicida agì non per volontà omicidiaria premeditata, ma per reazione a una minaccia diretta. A supporto di questa tesi, l’avvocato Baccalà ha riferito che l’assistito gli avrebbe raccontato di essere stato minacciato con un coltello a serramanico dal figlio prima di colpirlo. Resta da chiarire, attraverso le consulenze tecniche disposte e gli esami autoptici già eseguiti, se quella che il pm ipotizza come una brutale esecuzione possa invece configurarsi giuridicamente come un eccesso di difesa.
L’addio al ventunenne e l’attesa per il gip
Mentre i parenti e i conoscenti si preparano a partecipare all’ultimo saluto nella chiesa di San Marco, la macchina della giustizia continua a muovere i propri ingranaggi. Al termine dell’udienza, il giudice si è riservato di decidere entro le prossime ore se mantenere il padre in carcere o disporre gli arresti domiciliari, valutando la sussistenza delle esigenze cautelari. Indipendentemente dall’esito di questa prima battaglia processuale, la comunità vastese si trova a fare i conti con una ferita profonda, dinanzi a una bara di ventuno anni portata a spalla mentre il presunto assassino chiede giustizia invocando la paura e la difesa personale. Non c’è, in questo frangente, alcuna sintesi possibile tra la violenza del gesto e il dolore di chi resta.




