Lorenzo Finn, il talento ligure che scala la Val Martello tra i “nomi importanti”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è solo la vittoria di Giulio Pellizzari, sebbene quella sia la notizia che fa più rumore, a raccontare lo stato di salute del movimento ciclistico italiano. Per assistere a un segnale forse ancora più significativo per il futuro, bisogna infatti guardare qualche posizione più indietro nella classifica della seconda tappa del Tour of the Alps, quella che da Telfs ha portato il plotone a sbuffare sulle nevi della Val Martello. Mentre il marchigiano della Red Bull-Bora-Hansgrohe – già a segno nella Vuelta del 2025 – firmava la sua seconda affermazione tra i professionisti regolando uno sprint ristretto di lusso, un altro azzurro, Lorenzo Finn, dimostrava di possedere la stoffa per non sfigurare in quel contesto, confermando quanto di buono aveva già lasciato intravedere nelle precedenti uscite stagionali.

L’arte oscura del gregariato di lusso sulla salita delle fragole

La frazione, vinta da Pellizzari davanti all’olandese Thymen Arensman (Ineos Grenadiers) e a Mattia Gaffuri (Picnic PostNL), è stata una di quelle che spezzano le gambe e rivelano le gerarchie. Sull’ascesa finale verso il comprensorio altoatesino – reso celebre dalle coltivazioni di piccoli frutti e da quella storica tappa del Giro d’Italia 2014 che vide l’assolo di Nairo Quintana – il gruppo si è sfilacciato senza pietà. È qui che Finn, classe 2006 e campione del mondo Under 23 in carica, ha giocato le sue carte. Inizialmente, quando l’azione di Arensman ha minacciato di fare selezione, il ligure non solo ha retto il contatto con i big, ma ha preso in mano le operazioni, chiudendo il vuoto e permettendo al proprio capitano di rientrare in corsa.

L’impresa, per un ragazzo che ha appena iniziato il suo percorso nel WorldTour, non è affatto banale. Perché resistere sull’attacco di un corridore come l’olandese, per poi mettersi al servizio di Pellizzari negli ultimi chilometri, racconta di una maturità tattica rara per la sua età. A differenza di tanti giovani che bruciano le tappe inseguendo la gloria personale, Finn ha eseguito il lavoro di “spalla” con precisione svizzera, tenendo a bada colossi del calibro di Egan Bernal o Aleksandr Vlasov (suo compagno di squadra) mentre il capitano andava a prendersi la gloria e la maglia verde di leader della classifica generale. Al traguardo, il sesto posto con un distacco di soli tre secondi è stato il giusto premio per chi aveva speso energie per il bene della squadra.

“Tenere il passo”: il verdetto della Val Martello

A fine tappa, le parole del diretto interessato hanno confermato l’importanza del test superato. “Riuscire a tenere il passo con nomi così importanti significa molto per me” ha dichiarato Finn, sottolineando come quella frazione rappresentasse un banco di prova per confrontarsi con la realtà della massima categoria. Non c’è traccia, nelle sue dichiarazioni, di quella spavalderia che talvolta accompagna i giovani di successo; c’è invece la consapevolezza di aver retto un ritmo infernale imposto dai migliori interpreti del momento.

Questa capacità di soffrire al fianco dei veterani, pur avendo appena diciannove anni, è il dato che più conforta gli osservatori. Che si tratti di seguire l’accelerazione decisiva di Arensman o di controllare i tentativi di Egan Bernal, il ragazzo ligure non ha mai dato l’impressione di essere fuori posto in quel contesto. Anzi, la sua presenza nel gruppetto dei migliori ha contribuito a imbastire la volata che ha poi dato la vittoria a Pellizzari, dimostrando che la Red Bull-Bora-Hansgrohe può contare su una coppia di italiani destinata a far parlare di sé per molti anni.

La strategia di squadra che paga in classifica

Dal punto di vista strettamente tecnico, la gestione della tappa da parte della formazione tedesca è stata esemplare. Vlasov, Finn e Pellizzari hanno giocato un tridente perfetto: il russo a dettare il ritmo nei momenti di crisi, il giovanissimo a chiudere i buchi pericolosi e il marchigiano a finalizzare l’opera. Il risultato è che ora, in classifica generale, Pellizzari siede al comando con quattro secondi di vantaggio su Arensman e sei su Gaffuri, mentre Finn si è piazzato solidamente al sesto posto, a tredici secondi.

Se per Pellizzari l’obiettivo è ora difendere la maglia e provare a portare a casa la corsa, per Finn si apre un ventaglio di possibilità. La sua versatilità – capace di vincere corse di un giorno come il Giro del Belvedere e di reggere il passo nelle corse a tappe di livello – lo rende un elemento prezioso. Che debba ancora lavorare per il capitano o che gli venga concessa una libertà d’azione nelle frazioni successive, la sua prestazione in Val Martello ha già assolto un compito: ha ricordato a tutti che il ciclismo italiano, nel reparto giovani, ha risorse che non temono il confronto con i grandi nomi del panorama internazionale.

Meta Description: Lorenzo Finn stupisce al Tour of the Alps 2026: il campione del mondo Under23 regge il passo dei big in Val Martello e lancia Pellizzari alla vittoria di tappa.

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