Una Ferrari 488 Pista vola sul pubblico a Marzaglia, padre e figlio travolti: la sicurezza leggera delle drag race

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il boato sordo del motore V8 biturbo, quello che di solito fa sobbalzare il cuore negli appassionati, domenica 19 aprile è diventato il preludio di un urlo diverso. All’aeroporto di Marzaglia, durante il “Fly Project – Modena Motor Show”, una Ferrari 488 Pista (720 cavalli pronti a mordere l’asfalto come una belva in gabbia) ha perso il controllo in fase di accelerazione, piombando letteralmente addosso a due spettatori: un padre di 44 anni e suo figlio di 11. Se oggi non stiamo scrivendo di un tragico necrologio, lo si deve esclusivamente a un margine di errore infinitesimale, perché la dinamica – immortalata in un video divenuto virale – racconta di una furia inarrestabile che solo le barriere di fortuna hanno cercato di arginare senza riuscirci del tutto.

La dinamica e i feriti: quando l’adrenalina cancella le distanze

Secondo le prime ricostruzioni, la conduttrice della supercar stava partecipando a una gara di accelerazione (la classica “drag race”) contro un’altra Ferrari quando, nella fase più delicata del cambio di carico, la vettura le è sfuggita di mano. Il bolide nero ha prima impattato alcune balle di fieno poste a bordo pista – le stesse che, in un contesto agricolo, servono a proteggere i raccolti e che qui facevano da unico baluardo tra la pista e la folla – per poi proseguire la sua corsa verso gli spettatori. Sotto le ruote sono finiti i due congiunti, travolti in un istante che ha gelato il sangue dei presenti. Soccorsi immediati: l’intervento del 118, della polizia locale e dei vigili del fuoco ha permesso di trasferire padre e figlio al pronto soccorso di Baggiovara, dove sono stati ricoverati per lesioni di media e bassa gravità. La prognosi, per quanto si apprende, non è grave, ma il trauma per aver visto un giocattolo da 1.400 chili sbandare contro di loro resterà impresso a lungo.

L’interrogazione di Modena Civica: “Solo un miracolo ci ha salvati”

A spezzare il silenzio – quello che spesso avvolge gli organizzatori di eventi quando la paura sfiora la tragedia – è stata Modena Civica. Il gruppo ha depositato un’interrogazione immediata, chiedendo conto delle procedure di sicurezza in vigore durante le manifestazioni motoristiche. “Se non siamo qui a commentare una tragedia è soltanto per un miracolo”, scrivono i consiglieri, sottolineando l’assurdità di vedere auto sfrecciare a velocità proibitive con soltanto delle protezioni improvvisate a separarle dal pubblico. La domanda che rimbomba tra i banchi del Comune è secca: che tipo di verifiche vengono effettuate prima di autorizzare simili esibizioni su una pista aeroportuale, dove l’asfalto è pensato per i Cessna e non per assorbire le derive di una 488 Pista?

L’incubo della Motor Valley: tra spettacolo e sicurezza leggera

L’incidente di Marzaglia riporta alla luce una ferita mai rimarginata del modenese, quello strano rapporto di amore e odio con la potenza sfrenata. Non è la prima volta che una manifestazione rischia di trasformarsi in un bollettino di guerra: si ricordano episodi analoghi in cui la distanza tra il cordolo (o quel che ne fa le veci) e gli occhi degli spettatori era calcolata col contagocce. Qui, però, il dettaglio che fa rabbrividire è la fragilità delle barriere. Le balle di fieno, efficaci forse per un go-kart, diventano un ostacolo pietoso di fronte a una fuoriuscita di traiettoria di una supercar da 720 CV. La conducente, una donna la cui identità non è stata resa nota, si è trovata a gestire un mezzo che in accelerazione scarica una coppia di 770 Nm al retrotreno; un eccesso di confidenza o un minimo errore di traiettoria sono bastati per trasformare la festa in un set da film horror. Ora la parola passa agli inquirenti, che dovranno stabilire eventuali responsabilità nella gestione degli spazi, mentre la città trattiene il fiato: il conto, stavolta, poteva essere salatissimo.

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