Ferrari fuori controllo all’aeroclub di Marzaglia, padre e figlio travolti durante una drag race

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’asfalto dell’aeroporto di Marzaglia, di solito abituato ai dolci tocchi dei carrelli d'atterraggio dei Cessna, nel pomeriggio del 19 aprile si è trasformato in un rettilineo per la furia di oltre 700 cavalli. Era in corso l’evento “Fly Project – Modena Motor Show”, e proprio in quella che doveva essere una celebrazione della potenza meccanica, la cronaca ha registrato l’ennesimo, drammatico confine tra adrenalina e tragedia. Una Ferrari 488 Pista, guidata da una donna impegnata in una gara di accelerazione (una cosiddetta drag race) contro un’altra supercar del “cavallino rampante”, ha perso improvvisamente il controllo, piombando sul pubblico accorso per assistere allo spettacolo.

Le dinamiche dell’incidente, ora al vaglio della Polizia locale di Modena, sembrano seguire un copione purtroppo noto a chi frequenta questi eventi: quello della perdita di aderenza in fase di scatto. La vettura, una 488 Pista dal carattere particolarmente nervoso se sollecitata bruscamente (un V8 biturbo da 3.902 cc capace di scattare da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi), ha prima accarezzato l’erba laterale per poi rientrare violentemente sulla traiettoria, falciando due spettatori. Sotto le ruote del bolide sono finiti un uomo del 1982 (44 anni) e suo figlio, un bambino nato nel 2015 che ha solo 11 anni.

Un volo breve verso l’ospedale di Baggiovara

Il boato dei motori ha lasciato spazio al silenzio innaturale che segue certi schianti. L’intervento delle ambulanze del 118 e dei vigili del fuoco è stato immediato, così come il trasporto dei due feriti in codice d’urgenza verso il pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara. Se si guarda la carrozzeria nera della Ferrari (con i caratteristici cerchi in carbonio rimasti intatti) che giace fuori pista, viene quasi spontaneo trattenere il fiato. Tuttavia, l’unica nota positiva in questo quadro desolante arriva proprio dal bollettino medico: nonostante la violenza dell’urto, né il padre né il bambino avrebbero riportato lesioni gravi. Si parla di traumi di media e bassa entità, e soprattutto di una prognosi che li vede entrambi fuori pericolo di vita.

Quella che poteva trasformarsi in una tragedia annunciata è quindi, al momento, una tragedia solo sfiorata. La donna alla guida, visibilmente sotto choc per quanto accaduto, si è fermata immediatamente a prestare soccorso, mentre gli investigatori cercano di capire se sia stato un errore umano (un piede troppo pesante sull’acceleratore o una correzione sbagliata dello sterzo) o se ci siano state altre concause tecniche a determinare la perdita di controllo.

La sicurezza nei raduni, il nodo irrisolto delle distanze

Osservando i fotogrammi dell’incidente, diventati virali in poche ore, emerge una circostanza che interroga gli organizzatori. La Ferrari non ha travolto le persone chissà dove, ma in un’area in cui il pubblico era posizionato a ridosso del tracciato. L’evento, ospitato dall’aeroclub di Marzaglia, prevedeva esibizioni dinamiche in un contesto logistico che non è un autodromo omologato: mancano le barriere in cemento, le vie di fuga asfaltate e le doppie recinzioni di sicurezza che separano le monoposto dagli spettatori.

Quando una 488 Pista scatta, il trasferimento del carico è tale che anche un minimo errore nella fasatura dello sterzo può trasformare la gomma in un proiettile. In assenza di protezioni adeguate, il pubblico diventa, per sua sfortuna, l’unico “assorbimento di energia” disponibile. La procura, nelle prossime ore, potrebbe valutare l’apertura di un fascicolo per accertare eventuali violazioni delle norme sulla sicurezza durante le manifestazioni sportive non professionistiche.

Il peso di 720 cavalli in spazi ristretti

Non si tratta della prima volta che la passione per la “Motor Valley” emiliana si scontra con la fisica brutale delle alte prestazioni. In passato, episodi analoghi hanno acceso i riflettori sulla gestione di questi raduni, dove la volontà di far avvicinare il pubblico alle vetture per aumentare lo spettacolo confligge spesso con le elementari norme di prevenzione. Nel caso specifico, la vettura coinvolta è una delle berlinette più estreme mai prodotte dalla casa di Maranello: 720 cavalli erogati a 8.000 giri, capaci di toccare i 340 km/h dove la legge lo consente. Dosi di potenza del genere, liberate su una striscia d’asfalto ricavata in un aeroporto, richiedono un margine di sicurezza che ieri, forse, non era stato calcolato fino in fondo.

Mentre padre e figlio si riprendono dalle ferite, la testimonianza video continua a fare il giro del web, alimentando il dibattito tra gli appassionati. L’augurio, per chi ama il rombo dei motori, è che serva da monito per rivedere le distanze di sicurezza nei prossimi raduni, prima che quella che oggi è una “tragedia sfiorata” diventi, domani, una notizia di cronaca nera con un esito irreparabile.

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