Trump: “Progressi con Teheran, ma senza accordo cancelleremo Kharg”. L’Iran: “Solo proposte, nessun negoziato”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente americano Donald Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha definito “grandi progressi” quelli compiuti nelle discussioni con quello che lui stesso ha definito “il nuovo regime di Teheran”, un’apertura che però è stata immediatamente smentita dalle autorità iraniane. Queste ultime, con una nota secca, hanno chiarito che non esiste alcun negoziato in corso, bensì soltanto uno scambio di proposte, ristabilendo così una linea di distanza netta rispetto all’ottimismo mostrato dalla Casa Bianca. In caso di fallimento del percorso diplomatico, Trump ha però rilanciato con una minaccia esplicita: gli impianti di generazione elettrica, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg – quest’ultima considerata il nodo strategico per l’export di greggio – verrebbero “cancellati completamente”.

L’escalation nel Golfo e il peso dei numeri sugli attacchi

Mentre le diplomazie tentano di gestire la tensione, i numeri degli scontri rivelano la profondità di una strategia d’attrito portata avanti da Teheran. Dall’inizio della crisi, secondo quanto si apprende, i pasdaran hanno lanciato contro le monarchie del Golfo e la Giordania oltre 5.609 “proiettili”, un dato che include 4.422 droni kamikaze e 1.187 missili. Un bilancio destinato a essere aggiornato nelle prossime ore, con nuovi colpi che confermerebbero una pressione costante – anche nei confronti di quei Paesi con i quali, in passato, l’Iran aveva intrattenuto relazioni meno conflittuali. Le monarchie sunnite si trovano così a un bivio: da un lato cresce la richiesta di una reazione dura per punire Teheran, dall’altro si fa strada la ricerca di un canale di dialogo per scongiurare un allargamento incontrollabile del conflitto.

Petroliera colpita a Dubai e il nuovo bilancio dei caschi blu in Libano

Sul fronte degli attacchi mirati, una petroliera è stata colpita nel porto di Dubai, in un’azione rivendicata – come riporta il Guardian – come iraniana. La nave, la Al Salmi della Kuwait Petroleum ration, era a pieno carico al momento dell’incidente; a bordo è scoppiato un incendio, ma non si sono registrate vittime. Resta alta la preoccupazione per una possibile fuoriuscita di petrolio nelle acque del porto, con le autorità locali che monitorano la situazione per scongiurare un disastro ambientale. Intanto, a segnare l’allargamento geografico del conflitto, sale a tre il bilancio dei caschi blu uccisi nel sud del Libano, mentre la Spagna ha deciso di vietare il sorvolo del proprio spazio aereo a qualsiasi velivolo impegnato nelle operazioni belliche in Iran, una mossa che restringe ulteriormente i margini operativi nella regione.

La mossa difensiva di Trump e la questione dell’uranio

Parallelamente agli sviluppi militari e diplomatici, il presidente degli Stati Uniti ha rivelato un progetto di sicurezza interna legato direttamente alla propria residenza. Sotto la sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca, ha spiegato Trump, l’esercito americano sta realizzando un “complesso massiccio” a scopo difensivo. «È in costruzione, le cose vanno bene e siamo in anticipo sui tempi», ha detto il presidente, offrendo un raro dettaglio sulle infrastrutture di protezione della sede esecutiva. A completare il quadro delle iniziative statunitensi, circola l’ipotesi di una missione – valutata dallo stesso Trump – finalizzata a recuperare 450 chilogrammi di uranio, un’operazione che, se confermata, segnerebbe un ulteriore salto di qualità nell’intervento americano sul territorio iraniano.

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