Germania e Curaçao, dopo il 7-1 la preghiera comune che commuove Houston
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Redazione Sport
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Houston. Ci si aspetterebbe, al triplice fischio di un 7-1 che non ammette repliche, la retorica delle squadre che si dividono tra spogliatoi opposti, tra chi esulta per la goleada e chi invece cerca di metabolizzare l’impatto con una realtà calcistica troppo superiore.
E invece, sul terreno di gioco dell’NRG Stadium, a scrivere la vera storia di questo esordio mondiale non è stato il divario tecnico – pure netto, a favore della Germania di Julian Nagelsmann – ma un gesto tanto semplice quanto raro: giocatori di due nazionali diverse, avversari fino a un minuto prima, si sono riuniti in un cerchio silenzioso per pregare insieme.
A rivelare il significato di quel momento, destinato a fare il giro del pianeta in pochi minuti, è stato Felix Nmecha, autore della rete che aveva sbloccato il match già al sesto minuto: «In campo siamo avversari – ha spiegato il centrocampista – ma dopo la partita siamo tutti cristiani, siamo tutti fratelli». Una dichiarazione che restituisce la sostanza di un’immagine virale, nella quale si sono riconosciuti i difensori Jonathan Tah e lo stesso Nmecha insieme a diversi calciatori di Curaçao, accomunati da un credo che trascende il risultato e la differenza di valori in classifica.
Il gol della piccola nazione che ha fermato la macchina tedesca
Prima di quel momento di raccoglimento collettivo, però, la partita aveva raccontato un’altra storia, fatta di sudore e di orgoglio per chi al Mondiale ci è arrivato per la prima volta. Perché il Curaçao, la nazione più piccola mai partecipante alla fase finale di una Coppa del Mondo con i suoi 444 chilometri quadrati e appena 156mila abitanti, non si è limitato a subire l’evento mediatico.
Anzi, a sorprendere gli oltre cinquantamila spettatori presenti è stata proprio l’impresa realizzata da Livano Comenencia, un centrocampista con un passato nella serie C italiana (quella della Juventus Next Gen, tanto per intenderci), capace di battere Manuel Neuer al ventunesimo minuto e firmare il momentaneo pareggio per 1-1. Una rete che resterà negli archivi come il primo gol in assoluto del Curaçao nella storia del torneo, un sigillo pesante come un macigno contro una delle corazzate del calcio europeo.
La gioia, per i caraibici, è durata lo spazio di un attimo, perché la reazione dei teutonici è stata feroce: ancora nel primo tempo, le reti di Nico Schlotterbeck, Kai Havertz e Jamal Musiala hanno ribaltato il punteggio, mentre nella ripresa Nathaniel Brown e Deniz Undav hanno completato il tabellino per il definitivo 7-1, interrotto solo dalla resistenza del portiere Room in alcune circostanze.
Il modello a 48 squadre, tra polemiche e business
Un passivo così pesante, nella partita d’esordio, ha inevitabilmente riacceso il dibattito sull’opportunità del nuovo format mondiale voluto dal presidente della Fifa, Gianni Infantino. Perchè se è vero che le goleade sono sempre esistite – anche quando il torneo era ristretto a 24 o 32 partecipanti – è altrettanto vero che il punteggio di ieri sera offre un assist ai critici dell’espansione a 48 squadre, un format che aumenta il numero di partite «completamente poco interessanti» secondo le parole (poi rigettate da tredici federazioni) del presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin.
Curaçao e Capo Verde, insieme ad altre undici nazionali, hanno firmato un documento di risposta secco: «Per i nostri Paesi non esiste una partita del Mondiale che non sia importante». Tuttavia, al di là della commozione per le storie di riscatto, resta sul tavolo la questione strutturale sollevata da molti addetti ai lavori, secondo cui questo modello allargato risponda più a logiche di consenso politico (le 211 federazioni votano tutte con lo stesso peso, indipendentemente dal loro blasone) che a un reale miglioramento dello spettacolo.
Un meccanismo, quello voluto da Infantino, che si accompagna a una politica dei prezzi definita «vergognosa» dalle associazioni dei tifosi, con biglietti per la finale arrivati a sfiorare i 11mila dollari e aumenti dinamici che hanno trasformato l’evento in un prodotto sempre più elitario.
Il coraggio di Curaçao e il silenzio prima della tempesta
Eppure, per quanti striscioni si possano srotolare contro la deriva commerciale del calcio che conta, il dato di fatto è che nazioni come Curaçao hanno trasformato la loro qualificazione in un miracolo sportivo e umano. Nonostante i 156mila abitanti, nonostante la ristrettezza del proprio campionato, la selezione guidata dal tecnico olandese Dick Advocaat ha dimostrato di non voler fare la comparsa. Il gol di Comenencia – l’ex giocatore della Juve Next Gen che si è trovato a marcare giocatori dal valore di mercato stellare – ne è la prova più tangibile.
Per la Germania, invece, questo 7-1 rappresenta la prima pietra di un cammino di riscatto dopo le umiliazioni consecutive del 2018 e del 2022, quando l’eliminazione al primo turno era diventata una triste abitudine. Nagelsmann, il giovane ct che ha avuto il coraggio di schierare un Neuer quarantenne tra i pali, ha commentato a fine gara la necessità di mantenere alta l’intensità contro avversari sulla carta inferiori, sottolineando come la reazione dopo il momentaneo pari sia stata la prova della maturità della sua squadra.
Adesso, per entrambe le nazionali, il calendario propone sfide diametralmente opposte: la Germania affronterà la Costa d’Avorio a Toronto, mentre Curaçao proverà a conquistare i primi punti della sua storia contro l’Ecuador a Kansas City. L’impresa di fermare i tedeschi, per i caraibici, sarà dimenticata in fretta; quello che resterà, custodito nei frame delle telecamere, è l’attimo in cui, dopo tanta lotta e tanti gol, è sceso in campo il silenzio della preghiera.




