Recordati corre in borsa, i conti 2025 deludono le attese solo sui ricavi per via del cambio sfavorevole
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Redazione Economia
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È un avvio di seduta all’insegna degli acquisti quello che interessa il Titolo Recordati a Piazza Affari, reduce dalla diffusione, avvenuta ieri sera a mercati chiusi, dei risultati consolidati relativi all’intero esercizio 2025. Le azioni del gruppo farmaceutico milanese, specializzato nello sviluppo e nella commercializzazione di farmaci sia per l’area primary care che per le malattie rare, guadagnano attualmente l’1,61% attestandosi a 48,1 euro, dopo aver addirittura toccato un massimo di seduta a 48,46 euro; una performance che la colloca tra i titoli migliori del Ftse Mib, indice di riferimento di Borsa Italiana che nel frattempo avanza dello 0,97%.
I numeri forniti dalla società, e accolti con favore dagli analisti, evidenziano una crescita dell’11,8% dei ricavi, i quali hanno raggiunto quota 2.618,4 milioni di euro, una cifra che si attesta sostanzialmente in linea con le stime del consenso che si aggiravano attorno ai 2.600 milioni. A trainare questa crescita, nonostante un impatto negativo dei cambi valutari quantificato in 64,2 milioni di euro, è stato in particolar modo il settore Rare diseases, ovvero quello delle malattie rare, le cui vendite hanno fatto registrare un balzo in avanti del 30% arrivando a pesare per il 41% sul totale del fatturato di gruppo; ancor più significativo appare il dato al netto di Enjaymo e a cambi costanti, che si attesta su una crescita del 17%.
La redditività supera le previsioni e gli analisti promuovono l’outlook nonostante il forex
Oltre ai ricavi, ciò che ha maggiormente sorpreso in senso positivo gli esperti del settore è stata la redditività del gruppo, con un Ebitda pari a 991,1 milioni di euro in salita del 14,5% e un’incidenza sui ricavi netti del 37,8%, e un utile netto rettificato attestatosi a 651,1 milioni, in progressione del 14,5% rispetto all’anno precedente. Per gli analisti di Intermonte, che hanno un rating 'Outperform' sul titolo con un target di prezzo fissato a 71 euro, i risultati dell’esercizio appena concluso vengono definiti "solidi" e, come detto, "migliori delle attese", con un plauso che si estende anche alla guidance fornita per l’esercizio in corso, il 2026.
Tale guidance, nel dettaglio, viene vista in linea con il consensus per quanto concerne l'Ebitda e l'utile netto adjusted, stimati rispettivamente tra i 995 e i 1.030 milioni di euro e tra i 655 e i 685 milioni, mentre l’outlook sui ricavi, previsti in un range compreso tra i 2.730 e i 2.800 milioni, si attesta leggermente al di sotto delle previsioni degli analisti, cosa che gli stessi esperti motivano con la volontà da parte del management di voler tener conto di un maggior impatto avverso dei cambi, stimato ora attorno al -3,5% rispetto al precedente -3%. Nonostante questa precisazione, il giudizio di Intermonte sull’outlook per il 2026 rimane "molto costruttivo", considerata la buona tenuta della profittabilità proprio a fronte di ricavi maggiormente penalizzati dalle fluttuazioni valutarie.
Il ruolo trainante di Isturisa e le aspettative per il nuovo farmaco in collaborazione con Moderna
Nel dettaglio dell’analisi dei singoli prodotti, l’attenzione degli investitori si concentra in particolar modo su Isturisa, il farmaco indicato per il trattamento della sindrome di Cushing endogena, che ha visto un’accelerazione della crescita dei pazienti negli Stati Uniti nel secondo semestre del 2025; alla chiusura dell’esercizio si contavano circa 1.400 nuovi pazienti attivi netti. Jefferies, investment bank che raccomanda il titolo con 'Buy' e target price a 60,5 euro, pur concedendo un "credito parziale" alla nuova strategia della società per questo prodotto – il cui picco di vendite previsto dal management è stato recentemente rivisto al rialzo a oltre 1,2 miliardi di euro – esercita una certa cautela in attesa di una conferma di un momentum di vendita trimestrale sostenuto. La stessa società, inoltre, ha comunicato l’avvio, nel corso del 2026, di uno studio di Fase IV volto a valutare l’efficacia e la sicurezza di osilodrostat (questo il principio attivo di Isturisa) negli adulti con ipercortisolismo lieve e ipertensione non controllata dovuta alla sindrome di Cushing.
Parallelamente, il mercato attende con interesse maggiori dettagli, che potrebbero emergere nel corso della call odierna con gli analisti, in merito al recente accordo di licenza e collaborazione siglato con il colosso biotecnologico Moderna. L’intesa, annunciata a fine gennaio 2026, riguarda lo sviluppo e la successiva commercializzazione globale di mRNA-3927, un prodotto sperimentale per il trattamento dell’acidemia propionica. In base ai termini del contratto, Recordati verserà un pagamento upfront di 50 milioni di dollari a favore di Moderna, cui potranno aggiungersi fino a 110 milioni di dollari al raggiungimento di determinate milestone regolatorie e di sviluppo a breve termine; la società ha comunque precisato di non prevedere alcun impatto significativo sul proprio Ebitda prima di un eventuale lancio del prodotto, qualora questo dovesse ottenere le necessarie approvazioni.
Obiettivi confermati per il 2027 e prospettive di crescita organica supportate da acquisizioni
Infine, a corroborare il sentiment positivo che circonda il titolo, vi è la conferma degli obiettivi strategici per l’esercizio 2027, ribaditi contestualmente alla diffusione dei dati di bilancio. La società prevede per quell’anno ricavi netti consolidati compresi tra i 3.000 e i 3.200 milioni di euro, un Ebitda tra 1.140 e 1.225 milioni e un utile netto rettificato tra 770 e 820 milioni, obiettivi questi ultimi che, si legge nella nota, sono esclusi potenziali impatti derivanti da dazi o da politiche di prezzo come la cosiddetta "most favoured nation pricing" eventualmente introdotte negli Stati Uniti. La strategia per raggiungere questi traguardi, come spiegato dal management, si baserà su una forte crescita organica, accompagnata da operazioni mirate di business development e da attività di M&A, confermando la volontà del gruppo di continuare a creare valore puntando su un portafoglio diversificato e su un segmento delle malattie rare sempre più centrale.




