Eni supera le attese del mercato e accelera sul green, nonostante il calo degli utili

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante un primo trimestre del 2025 segnato da una contrazione degli utili, dovuta alle turbolenze del mercato energetico e all’instabilità dei prezzi del petrolio, Eni ha saputo convincere gli investitori, presentando risultati migliori del previsto e confermando la sua strategia di crescita. Il gruppo, che ha chiuso il periodo con un utile netto rettificato di 1,4 miliardi – superando del 26% le stime degli analisti – ha annunciato un dividendo di 1,05 euro per azione, insieme a un nuovo programma di riacquisto titoli, segnalando così una volontà di mantenere la fiducia degli azionisti anche in un contesto non favorevole.

La flessione dell’11% su base annua, trainata soprattutto dal calo nei segmenti della raffinazione e della chimica, non ha impedito all’azienda di adottare contromisure efficaci. Di fronte alla minaccia di dazi commerciali, che avrebbero potuto erodere i margini per circa 2 miliardi, Eni ha infatti ridotto gli investimenti previsti, portandoli sotto i 6 miliardi rispetto ai 6,5-7 inizialmente stimati. Una mossa prudenziale che ha consentito di preservare la liquidità senza rinunciare ai piani di sviluppo.

Proprio sul fronte della transizione energetica, intanto, il gruppo ha compiuto un passo decisivo. Con l’approvazione definitiva degli accordi finanziari da parte del governo britannico, Eni potrà avviare la fase operativa del progetto Liverpool Bay, inserito nel più ampio consorzio HyNet per la cattura e lo stoccaggio della CO₂. L’operazione, che rientra nel pacchetto da 21,7 miliardi di sterline stanziato da Londra per la decarbonizzazione, rappresenta un tassello cruciale nella riconversione green della compagnia.

Parallelamente, prosegue la riorganizzazione societaria, con l’obiettivo di valorizzare sia il core business tradizionale sia le nuove attività sostenibili. Entro un anno, la "galassia" di società controllate – quelle che Eni definisce "satelliti" – passerà da cinque a sette, ciascuna autonoma nel finanziamento e aperta a minoranze esterne, con una soglia di ingresso fissata al 30%. Un modello che permette di attrarre capitali dedicati senza disperdere gli asset nel conglomerato principale.

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