Eni chiude il primo trimestre 2025 con utili sopra le attese, nonostante il calo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Nonostante un contesto energetico globale ancora segnato da volatilità nei prezzi del greggio e tensioni commerciali, Eni ha superato le previsioni degli analisti nel primo trimestre del 2025, chiudendo con un utile netto rettificato di 1,41 miliardi di euro. Sebbene il risultato segni un calo dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il gruppo ha dimostrato una resilienza finanziaria che gli ha permesso di battere il consensus del mercato del 26%, confermando al contempo un aumento del dividendo e l’avvio di un nuovo programma di buyback.
La performance, che riflette un miglioramento del rapporto patrimonio-debito, è stata sostenuta da una gestione prudenziale degli investimenti, con tagli alle spese per circa 2 miliardi di euro. Una mossa dettata anche dalla necessità di mitigare i rischi legati ai dazi commerciali, il cui impatto potenziale era stimato proprio in quella cifra. «Abbiamo adottato un approccio conservativo», ha sottolineato il gruppo, riducendo gli impegni finanziari a meno di 6 miliardi, contro i 6,5-7 inizialmente previsti.
Intanto, prosegue la strategia di diversificazione, con l’obiettivo di estrarre maggior valore dal core business oil & gas, senza rinunciare alla transizione verde. Eni, che definisce "satelliti" le sue controllate aperte a minoranze, punta ad ampliare la galassia societaria: entro un anno, le società autonome passeranno da cinque a sette, ciascuna focalizzata su asset specifici e finanziariamente indipendente. Un modello che permette di attrarre capitali puri, mantenendo una soglia di controllo non inferiore al 30%.
Sul fronte esplorativo, intanto, arriva una maxi-scoperta in Namibia, destinata a rafforzare il portafoglio estrattivo del gruppo. E mentre la raffinazione e la chimica mostrano segni di flessione, gli accordi siglati con il Regno Unito disegnano nuove opportunità di crescita.




