Eni chiude il primo trimestre 2025 con utili in calo, ma il mercato reagisce bene
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Redazione Economia
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Nonostante il contesto energetico sfavorevole, segnato da un calo del 10% nel prezzo del petrolio rispetto allo stesso periodo del 2024, Eni ha presentato risultati che, seppur in flessione, hanno superato le attese degli analisti. L’utile industriale si è attestato a 1,4 miliardi, con un arretramento dell’11% su base annua, mentre quello netto, grazie a una rigorosa politica di contenimento dei costi, ha registrato un decremento più contenuto, pari al 3%, raggiungendo 0,35 euro per azione.
Il mercato ha premiato la solidità dei conti, nonostante il rallentamento della corsa del titolo nel corso della giornata del 24 aprile: dopo un avvio in rialzo del 2,6%, il valore ha chiuso con un guadagno più moderato, fermandosi a +1,4%. Un segnale di fiducia, rafforzato dalla conferma del dividendo di 1,05 euro, che dimostra come il gruppo guidato da Claudio Descalzi abbia mantenuto gli impegni con gli azionisti.
A influenzare positivamente le quotazioni ha contribuito anche l’annuncio dell’approvazione definitiva da parte del governo britannico per il progetto di cattura e stoccaggio della CO₂ a Liverpool Bay, nell’ambito del consorzio HyNet. L’operazione, che rientra nel più ampio piano da 21,7 miliardi di sterline stanziato da Londra per la transizione energetica, rappresenta un tassello strategico per Eni, permettendole di accelerare nella decarbonizzazione.
Dal punto di vista finanziario, il gruppo ha ridotto il debito netto a 10,3 miliardi, migliorando la situazione patrimoniale rispetto alla fine del 2024, quando il passivo ammontava a 12,17 miliardi. Un dato che, unito alla cedola più alta del previsto, ha convinto gli investitori a guardare oltre la temporanea contrazione degli utili, legata peraltro a fattori esterni e non a criticità gestionali.




