Costa: "Non lasceremo il vertice senza una decisione per Kiev" mentre von der Leyen suona la sveglia per la guerra ibrida
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Redazione Esteri
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Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, ha fissato i termini, netti e non negoziabili, in vista dell'appuntamento cruciale a Bruxelles. Garantendo che i lavori, i quali hanno già visto una proposta della Commissione guadagnare un ampio sostegno, proseguiranno senza sosta, ha escluso qualsiasi ipotesi di uscita dalla riunione senza un accordo definitivo volto a coprire il fabbisogno finanziario dell'Ucraina per il biennio 2026-2027. Una postura decisa, quella assunta al suo arrivo, che sottolinea come la questione del sostegno a Kiev non sia più procrastinabile e rappresenti il banco di prova della credibilità dell'Unione di fronte a una guerra che, stando alle valutazioni espresse in altre sedi, appare sempre più prossima.
Una dottrina di difesa e un monito chiaro
Il tono, del resto, era stato preparato poche ore prima dal discorso della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, dinanzi all'aula di Strasburgo. Un intervento che, abbandonando i consueti formalismi programmatici, ha assunto i contorni di una chiamata alle armi, sia pure in un'accezione moderna e articolata. La von der Leyen, la cui visione è stata riassunta nei punti cardine di una sorta di "dottrina" basata sul nazionalismo europeo e sulla corsa al riarmo, ha dichiarato senza ambiguità che "la pace di ieri è finita", indicando nella Russia la minaccia principale e dipingendo uno scenario in cui il conflitto armato sembra ormai alle porte del continente.
La guerra silenziosa è già in atto
La presidente, pur mettendo in guardia contro quella guerra ibrida fatta di attacchi informatici, sabotaggi alle infrastrutture critiche, disinformazione sistematica e violazioni dei confini mediante droni, ha di fatto riconosciuto un ritardo nella percezione collettiva del pericolo. Molti osservatori, infatti, sottolineano come simili attività ostili, alle quali si è recentemente unito l'allarme lanciato dagli Stati Uniti – il cui presidente, Donald Trump, ha appena nominato il capo del Cyber command – e dai servizi di intelligence alleati, non costituiscano una novità. Esse, al contrario, sono condotte da almeno un quindicennio nel silenzio operativo che ne caratterizza l'efficacia, lontano dai riflettori dei campi di battaglia tradizionali.
Il bivio tra riscatto e agonia
È in questo clima di allerta elevata che il vertice di Bruxelles si apre, ponendo l'Europa di fronte a quello che molti definiscono il bivio decisivo per la sua stessa indipendenza. Da una parte si delinea la possibilità di un riscatto, dimostrato dalla capacità di prendere decisioni rapide e unitarie, a cominciare dal sostegno economico-militare all'Ucraina; dall'altra si profila il rischio di una resa a quella mediocrità che, in un contesto geopolitico così turbolento, equivale a un lento e pericoloso declino. La comunità internazionale osserva, con una curiosità non priva di apprensione, attendendo di vedere se l'Unione saprà tradurre in fatti concreti le parole di allarme e di impegno pronunciate dai suoi massimi rappresentanti.
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