Lisa Vittozzi entra nella leggenda: suo l'oro nell'inseguimento di biathlon, è la prima volta per l'Italia
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Redazione Sport
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Sulla neve di Anterselva, davanti a un pubblico che sognava questo momento da una vita, Lisa Vittozzi ha scritto una pagina di storia dello sport italiano. La trentunenne di Pieve di Cadore, con una prestazione ai limiti della perfezione tecnica, si è aggiudicata la medaglia d'oro nella 10 km a inseguimento, regalando all'Italia il primo trionfo olimpico di sempre nel biathlon -2-5. Un'impresa che sa di epica, quella realizzata dalla carabiniera, capace di trasformare un passivo di quaranta secondi – accumulato nella sprint di venerdì – in un vantaggio inatteso e poi in una passerella trionfale sul traguardo -1-9.
Il duello con la norvegese Maren Kirkeeide, partita con il pettorale numero uno forte dell'oro vinto due giorni prima, è stato il vero cuore della gara. Se la prima frazione di tiro aveva visto le due atlete rispondere colpo su colpo, è stato all'ultimo poligono, quello in piedi, che la gara ha avuto la sua svolta decisiva. Kirkeeide, forse tradita dalla tensione, ha mancato due bersagli, costringendosi a due giri di penalità che hanno infranto ogni sua speranza di bissare l'oro -1-8. Vittozzi, al contrario, ha infilato il ventesimo centro su venti, confermando una freddezza e una precisione che in passato, come lei stessa ha raccontato, le erano talvolta mancate nei momenti cruciali -4-6.
Quel ventesimo centro, quello che sanciva la rimonta e proiettava l'azzurra verso un oro insperato alla vigilia, ha liberato tutta la gioia di un'atleta che ha saputo attendere il suo momento. Dopo aver dovuto saltare l'intera stagione 2025 a causa di un problema alla schiena, Vittozzi ha costruito questo successo con pazienza e determinazione, scegliendo di preservarsi proprio per arrivare al top della forma all'appuntamento olimpico casalingo -1-3. E l'arrivo in solitaria, con tanto di inchino al pubblico dell'Arena di Anterselva prima di tagliare il traguardo, è stata l'immagine perfetta per suggellare un percorso di rinascita atletica e umana che l'ha vista tornare ai massimi livelli dopo le difficoltà del 2019 -1-4.
Una rimonta firmata poligono: venti su venti e un tempo di sparo fulminante
La gara di Lisa Vittozzi è stata un capolavoro di gestione e lucidità. Partita con il pettorale numero cinque, l'azzurra ha iniziato subito a rosicchiare secondi alle avversarie che la precedevano. Al primo poligono, pulito, ha già guadagnato qualche posizione, ma è stata la seconda serie a terra a dare una svolta alla sua gara: mentre Kirkeeide e la francese Lou Jeanmonnot, numero uno del ranking mondiale, sbagliavano un bersaglio, Vittozzi infilava il decimo centro e si portava in testa alla corsa, tra l'esplosione di gioia del pubblico italiano -1. Da quel momento, la sua sciata non è più stata quella di un'inseguitrice, ma quella di una leader capace di gestire il vantaggio e la pressione.
La svolta definitiva, come detto, è arrivata all'ultima serie in piedi. Vittozzi è arrivata al poligono alle spalle di Kirkeeide, ma con la consapevolezza di avere qualcosa in più. Mentre la norvegese tremava, sparando due errori che l'hanno di fatto estromessa dalla lotta per l'oro, l'azzurra ha infilato i suoi cinque piattelli con una velocità e una sicurezza che hanno lasciato senza parole gli addetti ai lavori -2-6. Il suo tempo di sparo, fulmineo, è stato la certificazione di una superiorità tecnica e mentale che non ammetteva repliche. L'ultimo giro, per lei, è stato poco più che una processione trionfale verso il traguardo, tagliato in 30 minuti, 11 secondi e 8 decimi -5.
Sul podio, insieme a Vittozzi, sono salite la norvegese Kirkeeide, medaglia d'argento con un ritardo di 28 secondi e 8 decimi, e la finlandese Suvi Minkkinen, che a sorpresa ha conquistato il bronzo. Per la Finlandia, si tratta della prima medaglia olimpica femminile nella storia del biathlon, un risultato storico impreziosito dalla prova perfetta al poligono di Minkkinen, anch'essa autrice di un venti su venti che le ha permesso di precedere la ben più quotata francese Jeanmonnot, rimasta fuori dal podio in quarta posizione -1-10.
La giornata azzurra: da Brignone a Wierer, una domenica da incorniciare
L'oro di Lisa Vittozzi non è stato l'unica gioia per i colori azzurri in questa giornata memorabile del 15 febbraio 2026. Poco prima, sulla neve di Cortina, Federica Brignone aveva dominato lo slalom gigante femminile, conquistando a sua volta la medaglia d'oro e regalando all'Italia una doppietta storica in poche ore -5. Due campionesse, due ori, due discipline diverse ma un unico, identico sentimento di orgoglio nazionale. Una domenica che rimarrà negli annali dello sport invernale italiano, con il pubblico delle grandi occasioni a fare da cornice a imprese che sembravano impossibili solo qualche anno fa.
E se Vittozzi e Brignone hanno illuminato la giornata con i loro ori, non si può non menzionare la prova di carattere di Dorothea Wierer. La veterana della squadra azzurra, reduce da una sprint disastrosa che l'aveva relegata in quarantaquattresima posizione con tre errori al poligono, ha offerto una lezione di orgoglio e professionalità -9. Con una rimonta poderosa, Wierer ha chiuso la sua gara al nono posto, risalendo di trentacinque posizioni e dimostrando che, alla sua ultima Olimpiade, la sua esperienza e il suo talento rimangono un patrimonio inestimabile per l'intero movimento -2-4. Accanto a lei, Hannah Auchentaller ha chiuso ventiseiesima, mentre Michela Carrara, autrice di diversi errori, si è piazzata trentaseiesima -8.
Il completamento di un cerchio: dalla crisi del 2019 all'oro davanti alla sua gente
Questo oro olimpico rappresenta per Lisa Vittozzi molto più di una semplice medaglia. È il coronamento di una carriera costellata di successi – due Coppe del Mondo generali, quattro coppe di specialità, dodici medaglie iridate – ma anche di momenti bui e difficili da superare -3-7. Dopo il Mondiale del 2019 a Östersund, dove era arrivata da favorita e leader di Coppa, la sappadina era caduta in una crisi profonda: «Ho perso la retta via, mi sono smarrita», raccontava tempo dopo, descrivendo la difficoltà di gestire le aspettative e la pressione -6.
Oggi, quel percorso tortuoso appare come il viatico necessario per arrivare a questo trionfo. Saltare l'intera stagione 2025 per preservare la schiena e preparare al meglio l'appuntamento olimpico è stata una scelta coraggiosa, che ha dato i suoi frutti nel momento più importante -7. Con questo oro, Vittozzi completa anche il suo set di medaglie olimpiche: dopo il bronzo di Pyeongchang 2018 nella staffetta mista e l'argento nella stessa specialità a Milano Cortina, le mancava soltanto il metallo più prezioso -1-3. Ora l'azzurra, che da bambina giocava a calcio con i maschi e si divertiva con le pistole giocattolo prima di innamorarsi del biathlon, può guardare la sua bacheca e sorridere: la sua è una collezione completa, costruita con talento, sacrificio e la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta -3-6.




