Grugliasco, le fiamme nella notte divorano la sede delle associazioni: vigili al lavoro tra cov e devastazione
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Redazione Interno
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L’odore acre della plastica bruciata e del legno carbonizzato si è ormai quasi dissolto sulle prime luci dell’alba a Grugliasco, ma non certo la polvere sottile dei detriti che ricopre il piazzale di via Crea. È qui, di fronte all’istituto superiore Vittorini-Curie, che i vigili del fuoco hanno passato la notte a domare un rogo di proporioni devastanti, divampato intorno alle ventidue e trenta di ieri sera. Le undici squadre mobilitate, supportate dal GOS – il Gruppo Operazioni Speciali, solitamente riservato agli interventi più complessi su sostanze pericolose o strutture instabili – stanno ora completando le operazioni di bonifica, concentrandosi sul “fine spegnimento” di quegli ultimi focolai nascosti sotto le lamiere contorte del prefabbricato.
La lunga notte dei pompieri e il monitoraggio dell’aria
Mentre i mezzi pesanti rimuovevano i calcinacci, una task force silenziosa operava parallelamente lungo il perimetro della zona rossa. Il personale tecnico di Arpa Piemonte, intervenuto immediatamente dopo la segnalazione del disastro, ha effettuato rilievi continui sulla qualità dell’aria, un passaggio obbligato quando un incendio notturno azzanna materiali sconosciuti. Le misure speditive, condotte con un fotoionizzatore portatile, hanno registrato un picco massimo di Composti Organici Volatili (COV) di circa 1000 ppb; un valore che, se confrontato con il fondo ambientale standard della zona (attestato sui 120 ppb), lascia intendere la violenza della combustione. Per fugare ogni dubbio sulle sostanze rilasciate nel fumo – e, di conseguenza, sui rischi per l’esposizione dei residenti – sono stati campionati due canister: questi particolari contenitori, sigillati ermeticamente, verranno analizzati nei laboratori dell’Agenzia per identificare la firma chimica precisa del rogo.
“Devastazione prevedibile”: la rabbia delle associazioni sfrattate
A essere ridotta in cenere non è stata però una struttura anonima. Quel prefabbricato, ora sventrato e annerito, era la storica sede operativa di realtà come l’Asd Pandha e l’associazione A.Gio, entrambe attive nel volontariato locale. E se il mistero sulle cause dell’incendio – che per fortuna non ha causato feriti – resta ancora avvolto nel buio più totale, lo è molto meno il contesto di abbandono in cui versava l’immobile. Poche ore dopo la fine delle operazioni di spegnimento, sui canali social dell’Asd Pandha è apparso un messaggio dal tono gelido e insieme disperato: «Per quanto prevedibile, è davvero mortificante vedere questa devastazione». Poche parole che diventano un’accusa implicita, quando l’associazione ricorda come siano bastati «pochi mesi da quando Città metropolitana di Torino e Città di Grugliasco ci hanno negato l'uso o l'affitto di questi locali, di loro proprietà per finire in cenere». Un riferimento esplicito a una vertenza sul possesso dello spazio, lasciato poi in stato di apparente incuria.
Le fiamme e il giallo sull’origine del disastro
Resta al momento ignota, e per questo oggetto di accertamenti da parte degli inquirenti, la scintilla che ha generato il maxi incendio. L’ipotesi dolosa, nel clima di tensione generato dagli sfratti e dallo stato di abbandono denunciato dalle stesse vittime del rogo, aleggia come un’ombra pesante, ma nessun investigatore si è ancora sbilanciato pubblicamente. I vigili del fuoco, dopo aver messo in sicurezza l’intera area, hanno semplicemente constatato i danni: la vecchia struttura è ormai un relitto inagibile, un simbolo di un patrimonio civico che si sarebbe potuto forse salvare. Per le associazioni che vi avevano sede, lo scenario è quello di una perdita totale, non solo materiale ma anche progettuale. In attesa dei risultati delle analisi Arpa e di eventuali sviluppi giudiziari, l’unica certezza è la lunga scia di macerie che da iera sera costeggia la strada di fronte alla scuola.




