La questione dell'oro della Banca d'Italia: Giorgetti chiude la disputa con la Bce
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Redazione Interno
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Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato la chiusura della controversia con la Banca centrale europea riguardo all'emendamento sulla proprietà delle riserve auree italiane, affermando di aver chiarito la posizione del governo alla presidente Christine Lagarde. "A Christine Lagarde ho chiarito che era giusto che questo principio politico venisse codificato nelle leggi dello Stato italiano", ha dichiarato il ministro, mettendo così la parola fine a una disputa istituzionale esplosa nelle scorse settimane. La Bce, infatti, aveva espresso perplessità dopo che il testo di Fratelli d'Italia, incluso nella legge di Bilancio, attribuiva "allo Stato e al popolo italiano" la proprietà delle 2.452 tonnellate d'oro gestite da via Nazionale, senza che Francoforte fosse stata precedentemente consultata, come invece richiederebbero i trattati europei.
Il principio politico e la rassicurazione sull'uso
Nel corso del suo intervento, Giorgetti ha tenuto a sottolineare come l'obiettivo dell'emendamento non fosse affatto quello di utilizzare il metallo prezioso per alleggerire il pesante debito pubblico, una preoccupazione che, seppur non esplicitata, aleggiava nel dibattito finanziario. "Nessuno ha mai proposto di utilizzare l'oro per ridurre il debito", ha specificato il ministro, definendo invece la mossa una codifica di un principio che, a suo dire, ha un valore quasi morale e che riempie di orgoglio. Si tratta, nelle sue parole, di un'affermazione simbolica e politica della proprietà nazionale di un bene che, sebbene sia sotto la custodia e la gestione tecnica della Banca d'Italia, viene rivendicato come patrimonio collettivo.
Un'eco storica e la soddisfazione politica
La vicenda, per la sua natura simbolica legata all'oro, non ha potuto fare a meno di riecheggiare, seppur in un contesto completamente diverso, pagine della storia nazionale. Senza approfondire parallelismi, viene in mente il lontano 1935 quando, in una situazione geopolitica totalmente differente, gli italiani furono chiamati a donare l'oro alla Patria in una campagna di mobilitazione di massa. Oggi, invece, la discussione si è svolta tutta su un piano giuridico e istituzionale, culminata con l'"assenso" di Francoforte, come riportato dai protagonisti. La soddisfazione per questo esito è stata espressa anche dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, il quale ha rimarcato come il ribadire la proprietà popolare delle riserve costituisca un elemento importante e simbolico di cui il governo andrà fiero.
Il percorso giuridico e il chiarimento con Francoforte
La disputa si era accesa proprio per una questione di forma e di rispetto delle procedure, dato che la Bce aveva lamentato la mancata consultazione preliminare su una materia che tocca da vicino il sistema europeo delle banche centrali. L'emendamento, dunque, aveva sollevato il dubbio di una possibile violazione delle prerogative garantite ai vertici di Francoforte dai trattati dell'Unione. L'intervento diretto di Giorgetti con Lagarde ha quindi permesso di sbloccare la situazione, appianando le divergenze e conducendo a una chiarificazione che ha evitato un più aspro scontro istituzionale. La soluzione trovata, stando alle dichiarazioni dei rappresentanti governativi, conferma il principio senza alterare gli equilibri tecnici di gestione dell'oro, che rimane nelle casseforti di via Nazionale.




